Caro lettore, come avrai potuto osservare, da tempo non sto più pubblicando post su Think Fresh. Negli ultimi due anni, infatti, mi sono dedicato a un progetto del tutto nuovo che è culminato con la pubblicazione del libro "La fabbrica dei cattivi". Il mio desiderio è quello di veicolare gli stessi concetti del blog (efficacia personale) attraverso la narrazione. Ti ringrazio per avremo seguito fin qui, sono sicuro che insieme, in modo diverso,. potremo imparare ancora tante cose sulla crescita umana. Diego.
Vuoi cominciare anche tu a Pensare Fresco? Il mio blog ti spiega in che cosa consiste la Fresh Thinking Philosophy. E' un laboratorio per la messa a punto di pensieri vitaminici. E' una palestra per allenare la nostra mente a rinnovarsi e la nostra vita a migliorare.
giovedì 26 dicembre 2013
sabato 18 febbraio 2012
Impara a dire NO!
In un mese ho detto tre volte "no". La prima volta è stata verso un cliente che mi proponeva una gara di cui non erano chiare le regole. La seconda volta ad un altro cliente che mi avrebbe assegnato un progetto, ma con tempi troppo stretti. La terza volta ad un altro cliente che che mi ha minacciato di sospendere la collaborazione se non avessi seguito le sue indicazioni (sbagliate) per eseguire il mio lavoro.
In tutti e tre i casi lo schema era lo stesso: "visto che c'è la crisi, i fornitori sono lì a dipendere da noi, e quindi devono fare quello che diciamo noi, altrimenti non lavorano".
Io personalmente non sono disposto a scendere a questi compromessi. Scendere a ricatti di questo genere significa svendere se stessi e la propria dignità. Mi spiace veramente per coloro che cadono in questo tranello.
Io dico di NO. E da quando lo dico, paradossalmente, le cose vanno meglio. Incredibile: dire di no mi fa lavorare di più. E più lavoro, più ho la possibilità di dire di no. Paradossale? Per niente. Meglio rinunciare subito a lavorare con chi spadroneggia, stressa oltre misura, fa perdere tempo prezioso. La relazione finirebbe comunque, per cui meglio non farla iniziare nemmeno.
La qualità dei rapporti ha un valore, ecco perché preferisco concentrarmi su quelli che mi danno più soddisfazione. E questo diventa reciproco, in un sistema che si autoalimenta.
Questo vale anche per te. Fai una riflessione: se non ti trovi a tuo agio in un rapporto, se qualcuno cerca di ricattarti perché si sente in una posizione di forza, quello è il momento di dimostrare che sei più forte tu, che puoi dire "no".
(C) Diego Agostini/Commitment 2012 - All Rights Reserved
In tutti e tre i casi lo schema era lo stesso: "visto che c'è la crisi, i fornitori sono lì a dipendere da noi, e quindi devono fare quello che diciamo noi, altrimenti non lavorano".
Io personalmente non sono disposto a scendere a questi compromessi. Scendere a ricatti di questo genere significa svendere se stessi e la propria dignità. Mi spiace veramente per coloro che cadono in questo tranello.
Io dico di NO. E da quando lo dico, paradossalmente, le cose vanno meglio. Incredibile: dire di no mi fa lavorare di più. E più lavoro, più ho la possibilità di dire di no. Paradossale? Per niente. Meglio rinunciare subito a lavorare con chi spadroneggia, stressa oltre misura, fa perdere tempo prezioso. La relazione finirebbe comunque, per cui meglio non farla iniziare nemmeno.
La qualità dei rapporti ha un valore, ecco perché preferisco concentrarmi su quelli che mi danno più soddisfazione. E questo diventa reciproco, in un sistema che si autoalimenta.
Questo vale anche per te. Fai una riflessione: se non ti trovi a tuo agio in un rapporto, se qualcuno cerca di ricattarti perché si sente in una posizione di forza, quello è il momento di dimostrare che sei più forte tu, che puoi dire "no".
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lunedì 12 dicembre 2011
Hai il sarto giusto?
Tutti i giorni parlo con le persone di sviluppo professionale e di desideri da realizzare. Nella maggior parte dei casi però l'attenzione è concentrata su ciò che manca, su ciò che si può ottenere e che non si ottiene, su cosa si può rivendicare. In altre parole, le persone desiderano più soldi per quello che fanno, più visibilità, più riconoscimenti. Partono dalla considerazione che i risultati siano stati già raggiunti, e che debbano solo essere riconosciuti.
Queste persone si sono scelte il sarto sbagliato o, peggio, non hanno scelto nessun sarto.
Pochi invece sanno, o hanno il coraggio di riconoscere, che i risultati sono frutto del proprio talento. Ma il talento non basta. Il talento è come la stoffa: da sola non fa l'abito. La stoffa deve essere tagliata, lavorata, cucita. Solo un sarto abile ricava un buon abito da una buona stoffa.
Ecco perché, invece di stare lì a lamentarti di cosa non ottieni dagli altri, devi invece domandarti se hai affidato la tua stoffa ad un buon sarto.
Non chiederti se il tuo lavoro viene valorizzato, domandati se hai un buon coach che sta lavorando per valorizzare il tuo talento. Domandati quanto stai crescendo. E se non hai risposte o se la risposta è negativa, cercati un buon sarto.
I riconoscimenti nel breve non contano, rispetto alle possibilità che nel lungo periodo ti possono dare le tue capacità, ma solo se ben sviluppate.
Attento al sarto a cui dai la tua stoffa: ha in mano il tuo futuro.
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Queste persone si sono scelte il sarto sbagliato o, peggio, non hanno scelto nessun sarto.
Pochi invece sanno, o hanno il coraggio di riconoscere, che i risultati sono frutto del proprio talento. Ma il talento non basta. Il talento è come la stoffa: da sola non fa l'abito. La stoffa deve essere tagliata, lavorata, cucita. Solo un sarto abile ricava un buon abito da una buona stoffa.
Ecco perché, invece di stare lì a lamentarti di cosa non ottieni dagli altri, devi invece domandarti se hai affidato la tua stoffa ad un buon sarto.
Non chiederti se il tuo lavoro viene valorizzato, domandati se hai un buon coach che sta lavorando per valorizzare il tuo talento. Domandati quanto stai crescendo. E se non hai risposte o se la risposta è negativa, cercati un buon sarto.
I riconoscimenti nel breve non contano, rispetto alle possibilità che nel lungo periodo ti possono dare le tue capacità, ma solo se ben sviluppate.
Attento al sarto a cui dai la tua stoffa: ha in mano il tuo futuro.
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domenica 6 novembre 2011
Tre cose da imparare dai bambini: 3
I bambini trovano sempre divertimento in ciò che fanno.
I bambini si divertono sempre. Certo, dirai, fanno quello che vogliono, giocano, non hanno pensieri per la testa, hanno un sacco di tempo. Semplice divertirsi se puoi giocare.
Nulla di più falso. Prova a pensare a tutte le situazioni in cui il tempo ce l'avresti avuto ma non ti sei divertito.
Guarda un bambino, se vuoi imparare la da lui. Trasforma tutto in un gioco. Ho ancora in testa le parole del mio nipotino Simone, di quando era piccolo, mentre cercavo di togliergli dalle mani una pentola: "Si, può essere un gioco!"
Fai un lavoro che non ti piace? Impara dai bambini. Fattelo piacere. Oppure cambialo: i bambini non fanno qualcosa che non gli piaccia.
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I bambini si divertono sempre. Certo, dirai, fanno quello che vogliono, giocano, non hanno pensieri per la testa, hanno un sacco di tempo. Semplice divertirsi se puoi giocare.
Nulla di più falso. Prova a pensare a tutte le situazioni in cui il tempo ce l'avresti avuto ma non ti sei divertito.
Guarda un bambino, se vuoi imparare la da lui. Trasforma tutto in un gioco. Ho ancora in testa le parole del mio nipotino Simone, di quando era piccolo, mentre cercavo di togliergli dalle mani una pentola: "Si, può essere un gioco!"
E' sbagliato pensare che uno si diverte perché gioca. In realtà uno gioca perché si diverte in quello che fa.
Per un bambino tutto può essere un gioco perché in tutto trova la parte di curiosità, divertimento, sperimentazione. Allora perché non può esserlo per te?Fai un lavoro che non ti piace? Impara dai bambini. Fattelo piacere. Oppure cambialo: i bambini non fanno qualcosa che non gli piaccia.
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sabato 5 novembre 2011
Tre cose da imparare dai bambini: 2
Secondo: i bambini insistono per ottenere le cose
Avete mai visto un bambino di tre anni quando vuole qualcosa? E' una vera forza della natura. Non molla finché non l'ha ottenuta.
Chiede, richiede, chiede ancora, ancora e ancora. Sembra non volere mai smettere. Se necessario strilla, scalpita, scuote. E alla fine ottiene sempre ciò che vuole.
La cosa che più colpisce di un bambino quando vuole qualcosa è la determinazione ad averla: sembra veramente che non gli passi nemmeno per la testa di non ottenerla.
Ora, se da adulti avessimo la metà di questa determinazione, questo basterebbe per ottenere risultati straordinari.
Certo, so cosa stai pensando Un bambino ottiene le cose dai suoi genitori, perché li porta a sfinimento. Mica posso fare così con il capo, con un collega, con un cliente.
Mica ti dico di fare come il bambino. Ti dico di avere la stessa determinazione ed insistenza del bambino. Con una strategia da adulto: prima chiedi, poi richiedi in modo diverso, poi butta lì, poi manda una mail, poi fai una telefonata... Insomma, inventati mille modi per insistere senza diventare sfinente ed invadente.
Prova a farci caso: quando vuoi qualcosa fai un paio di tentativi e poi molli. Se dovessero fare come te, i bambini starebbero senza patatine. senza macchinine, senza cartoni animati. Dunque fai come loro: insisisti un po' di più!
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Avete mai visto un bambino di tre anni quando vuole qualcosa? E' una vera forza della natura. Non molla finché non l'ha ottenuta.
Chiede, richiede, chiede ancora, ancora e ancora. Sembra non volere mai smettere. Se necessario strilla, scalpita, scuote. E alla fine ottiene sempre ciò che vuole.
La cosa che più colpisce di un bambino quando vuole qualcosa è la determinazione ad averla: sembra veramente che non gli passi nemmeno per la testa di non ottenerla.
Ora, se da adulti avessimo la metà di questa determinazione, questo basterebbe per ottenere risultati straordinari.
Certo, so cosa stai pensando Un bambino ottiene le cose dai suoi genitori, perché li porta a sfinimento. Mica posso fare così con il capo, con un collega, con un cliente.
Mica ti dico di fare come il bambino. Ti dico di avere la stessa determinazione ed insistenza del bambino. Con una strategia da adulto: prima chiedi, poi richiedi in modo diverso, poi butta lì, poi manda una mail, poi fai una telefonata... Insomma, inventati mille modi per insistere senza diventare sfinente ed invadente.
Prova a farci caso: quando vuoi qualcosa fai un paio di tentativi e poi molli. Se dovessero fare come te, i bambini starebbero senza patatine. senza macchinine, senza cartoni animati. Dunque fai come loro: insisisti un po' di più!
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Tre cose da imparare dai bambini: 1
Primo: i bambini dicono quello che pensano
E non si fanno troppi problemi nel farlo.
Certo, penserai, sono giustificati perché sono bambini. Fanno anche delle gaffes maledette ma nessuno gliele fa pesare.
Un momento, andiamo per ordine. Il punto che sto ponendo è che dicono quello che pensano, non se lo tengono dentro. Non si rodono. Non si rovinano i fine settimana rimuginando sul fatto che "a quel tizio bisognerebbe dirne quattro ma come si fa, non si può certo farlo".
Lo fanno e basta.
Su questo concordi? Bene. Sei d'accordo che dire le cose fa bene alla propria salute. Ora veniamo al secondo problema: la conseguenza dell'averle dette. Se sei d'accordo che sarebbe meglio dirle ma non le dici è perché hai paura delle conseguenze. Quindi il problema è la paura. Qui non ti posso aiutare: rinunciare significa far vincere la paura.
Su una cosa posso essere d'accordo: il bambino è giustificato anche se è un po' brutale, l'adulto no. Perciò le cose devi dirle, ma devi dirle bene. Per esempio con calma. Per esempio senza accusare l'altro. Per esempio offrendo collaborazione. Ma questi sono gli argomenti di un altro post.
Intanto, comincia a tirare fuori, invece che lasciarti rodere. Qualsiasi conseguenza vale l'averlo fatto.
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E non si fanno troppi problemi nel farlo.
Certo, penserai, sono giustificati perché sono bambini. Fanno anche delle gaffes maledette ma nessuno gliele fa pesare.
Un momento, andiamo per ordine. Il punto che sto ponendo è che dicono quello che pensano, non se lo tengono dentro. Non si rodono. Non si rovinano i fine settimana rimuginando sul fatto che "a quel tizio bisognerebbe dirne quattro ma come si fa, non si può certo farlo".
Lo fanno e basta.
Su questo concordi? Bene. Sei d'accordo che dire le cose fa bene alla propria salute. Ora veniamo al secondo problema: la conseguenza dell'averle dette. Se sei d'accordo che sarebbe meglio dirle ma non le dici è perché hai paura delle conseguenze. Quindi il problema è la paura. Qui non ti posso aiutare: rinunciare significa far vincere la paura.
Su una cosa posso essere d'accordo: il bambino è giustificato anche se è un po' brutale, l'adulto no. Perciò le cose devi dirle, ma devi dirle bene. Per esempio con calma. Per esempio senza accusare l'altro. Per esempio offrendo collaborazione. Ma questi sono gli argomenti di un altro post.
Intanto, comincia a tirare fuori, invece che lasciarti rodere. Qualsiasi conseguenza vale l'averlo fatto.
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giovedì 3 novembre 2011
Gioca al caffè sorridente
In questi giorni senti un po' di tensione? E' perfettamente normale tenendo conto del periodo che stiamo attraversando, dove confusione e nervosismi non mancano.
Il problema è che rischi di ricominciare una nuova giornata pensando a ciò che il giorno prima ti ha creato ansie, frustrazioni, difficoltà.
E non è un buon inizio. Si rischia infatti di concentrarsi su ciò che non va, e di vivere un'altra giornata difficile.
Prova invece a fare un gioco: fare finta di essere soddisfatto. Si, se fossi soddisfatto della giornata precedente cosa faresti? Ripenseresti a ciò che è andato bene, non a ciò che è andato male. E proveresti... soddisfazione. Si, prova a sentirti soddisfatto per essere soddisfatto. Vedrai che funziona. anche se hai avuto dei grandi casini. Scoprirai che non tutto è andato storto, e che anzi alcune cose sono state gestite bene.
Per fare questo gioco, chiedi aiuto al primo caffè della giornata. Guarda nella tazzina e cercaci un sorriso. Con l'immaginazione lo trovi. Sei tu, soddisfatto del giorno prima, che ti rifletti. Vedi? Cambiano un po' le cose adesso no?
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Il problema è che rischi di ricominciare una nuova giornata pensando a ciò che il giorno prima ti ha creato ansie, frustrazioni, difficoltà.
E non è un buon inizio. Si rischia infatti di concentrarsi su ciò che non va, e di vivere un'altra giornata difficile.
Prova invece a fare un gioco: fare finta di essere soddisfatto. Si, se fossi soddisfatto della giornata precedente cosa faresti? Ripenseresti a ciò che è andato bene, non a ciò che è andato male. E proveresti... soddisfazione. Si, prova a sentirti soddisfatto per essere soddisfatto. Vedrai che funziona. anche se hai avuto dei grandi casini. Scoprirai che non tutto è andato storto, e che anzi alcune cose sono state gestite bene.
Per fare questo gioco, chiedi aiuto al primo caffè della giornata. Guarda nella tazzina e cercaci un sorriso. Con l'immaginazione lo trovi. Sei tu, soddisfatto del giorno prima, che ti rifletti. Vedi? Cambiano un po' le cose adesso no?
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martedì 1 novembre 2011
Fai fare carriera alle idee
Perché la maggior parte delle persone che vuole fare carriera non fa carriera? Risposta: perché vuole fare carriera.
Non è un gioco di parole, dico sul serio. Più vuoi fare carriera, meno la farai.
Sì, perché se vuoi fare carriera tu personalmente, ti troverai a fare delle scelte mirate a metterti in luce, a cercare gratificazioni, a primeggiare sugli altri.
Se vuoi fare carriera sul serio, smetti di voler fare carriera tu e fai fare carriera alle tue idee.
Si, alle tue idee.
Se c'è qualcosa in cui credi, se hai un'idea, portala avanti. Ma ci devi credere veramente. Solo quando avrai dimostrato di essere disposto a tutto pur di vederla realizzata, anche a mettere in secondo piano la tua visibilità, allora sarai sulla strada giusta.
Per questo non devi tenerla solo per te ma condividerla coinvolgendo gli altri, facendoli sentire protagonisti della sua riuscita. Devi fare in modo che anche gli altri se ne approprino, che se ne prendano il merito. Anche più di te, se necessario.
Molto spesso le buone idee vengono buttate via solo perché chi le ha avute preferisce perderle invece di condividerle con gli altri. Se non può mettersi in mostra, allora non gli interessa più raggiungere un obiettivo. E' un grave errore.
Non avere paura di rimetterci. Stai tranquillo: alla fine tutti sanno chi è l'originatore di un successo, anche se non appare platealmente. E questa si chiama leadership.
Fai fare carriera alle tue idee. E' il modo migliore perché possa fare carriera anche tu.
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Non è un gioco di parole, dico sul serio. Più vuoi fare carriera, meno la farai.
Sì, perché se vuoi fare carriera tu personalmente, ti troverai a fare delle scelte mirate a metterti in luce, a cercare gratificazioni, a primeggiare sugli altri.
Se vuoi fare carriera sul serio, smetti di voler fare carriera tu e fai fare carriera alle tue idee.
Si, alle tue idee.
Se c'è qualcosa in cui credi, se hai un'idea, portala avanti. Ma ci devi credere veramente. Solo quando avrai dimostrato di essere disposto a tutto pur di vederla realizzata, anche a mettere in secondo piano la tua visibilità, allora sarai sulla strada giusta.
Per questo non devi tenerla solo per te ma condividerla coinvolgendo gli altri, facendoli sentire protagonisti della sua riuscita. Devi fare in modo che anche gli altri se ne approprino, che se ne prendano il merito. Anche più di te, se necessario.
Molto spesso le buone idee vengono buttate via solo perché chi le ha avute preferisce perderle invece di condividerle con gli altri. Se non può mettersi in mostra, allora non gli interessa più raggiungere un obiettivo. E' un grave errore.
Non avere paura di rimetterci. Stai tranquillo: alla fine tutti sanno chi è l'originatore di un successo, anche se non appare platealmente. E questa si chiama leadership.
Fai fare carriera alle tue idee. E' il modo migliore perché possa fare carriera anche tu.
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venerdì 28 ottobre 2011
Domande giuste, risultati giusti
Per ottenere risultati dobbiamo farci avanti, chiedere.
Ma non basta. dobbiamo fare le domande giuste.
La maggior parte della gente fa le domande sbagliate. E non ottiene risultati, anche se chiede.
Esempio di domande sbagliate che mi sono sentito rivolgere negli ultimi giorni: "Sono in difficoltà, mi aiuti a trovare lavoro?"; "Mi puoi dire quali progetti mi affiderai l'anno prossimo?"; "Non hai ancora fatto la riunione, quando la farai?":
Ecco come queste domande si possono trasformare in domande giuste: "Mi dai un consiglio su come ricollocarmi professionalmente?"; "Secondo te come si sta evolvendo l'attività?"; "Posso fare qualcosa per la riunione che era in programma?"
Notata la differenza? Le domande sono sbagliate quando chi le fa si aspetta che l'altro risolva il problema. In questo caso, chi domanda si pone come soggetto passivo nella soluzione. Sono giuste quando cercano la collaborazione dell'altro, affinché sia chi le fa a risolvere il problema. In questo caso è chi domanda che giungerà alla soluzione.
Fai le domande giuste, avrai risposte giuste. E i risultati che desideri.
(C) Diego Agostini/Commitment - All Rights Reserved
domenica 23 ottobre 2011
Richiedi!
Con questo post si chiude la "trilogia della reazione". Completamento del cassetto dei sogni e dell'alzare la posta.
L'illusione è quella di fare tutto da soli. Non si possono raggiungere risultati di successo senza l'aiuto degli altri.
Il problema è che la maggior parte delle persone fa due tipologie di errore:
1) Pensare di farcela in autonomia
2) Aspettarsi che gli altri diano un supporto
In entrambi i casi, non si chiede aiuto.
La cosa peggiore è che, quando poi non si ottiene ciò che si desidera, si tende ad incolpare gli altri. Li si accusa di non essere stati sufficientemente attenti, di essere egoisti, di voler sfruttare senza dare. Ma come fanno gli altri a darci supporto se non lo abbiamo richiesto esplicitamente?
Richiedi, se vuoi ottenere. Esponiti. Fatti avanti. Magari riceverai un no, ma avrai messo le cose in chiaro. Certo, lo devi fare bene. Evita di perseguitare, di stressare, di essere inopportuno. Ma richiedi. Se non richiedi e non ottieni, non lamentarti dopo. O meglio, lamentati solo con te stesso.
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L'illusione è quella di fare tutto da soli. Non si possono raggiungere risultati di successo senza l'aiuto degli altri.
Il problema è che la maggior parte delle persone fa due tipologie di errore:
1) Pensare di farcela in autonomia
2) Aspettarsi che gli altri diano un supporto
In entrambi i casi, non si chiede aiuto.
La cosa peggiore è che, quando poi non si ottiene ciò che si desidera, si tende ad incolpare gli altri. Li si accusa di non essere stati sufficientemente attenti, di essere egoisti, di voler sfruttare senza dare. Ma come fanno gli altri a darci supporto se non lo abbiamo richiesto esplicitamente?
Richiedi, se vuoi ottenere. Esponiti. Fatti avanti. Magari riceverai un no, ma avrai messo le cose in chiaro. Certo, lo devi fare bene. Evita di perseguitare, di stressare, di essere inopportuno. Ma richiedi. Se non richiedi e non ottieni, non lamentarti dopo. O meglio, lamentati solo con te stesso.
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venerdì 21 ottobre 2011
Alza la posta!
Se hai vissuto o stai vivendo un momento di stallo conosci bene la situazione. Le cose sembrano non andare, ti sembra di avere difficoltà a fare ciò che prima facevi facilmente. Di solito in questi casi si entra anche in conflitto con qualcuno e ci si incapponisce contro quella persona in modo ossessivo.
Il problema di questi momenti è che la reazione solita è quella di ridurre, ritrarsi, abbassare le aspettative.
Bisogna fare esattamente il contrario. Bisogna alzare la posta.
Mi spiego meglio. Immaginati di essere un alpinista abituato a scalare una certa vetta. Dopo un po' la cosa diventa normale. Dopo un po' diventa anche faticosa. Dopo un po' litighi con un compagno di viaggio. A questo punto ti senti un po' stanco di andare per le montagne decidi di fermarti. Pensi che se sei stanco su un risultato normale non sia il caso di perseguire altre mete, più difficili. Sbagliato. Proprio in quel momento è ora di puntare oltre. E' in quell'istante che devi progettare di scalare la vetta più alta. Si, perché il nuovo progetto dà più energia. La sfida genera adrenalina. Il senso dell'obiettivo dà motivazione.
Si, la tua insoddisfazione non deriva dal momento o dalle persone, deriva dal fatto che non hai un traguardo serio su cui puntare. E se la confondi con la stanchezza, riducendo il traguardo peggiori la situazione.
Per questo, forza: alza la posta. Vedrai che i problemi del momento cesseranno di assillarti, non sprecherai più tempo a rimuginare sui rompipalle, la tua stanchezza si trasformerà in energia.
(C) Diego Agostini/Commitment - All Rights Reserved
Il problema di questi momenti è che la reazione solita è quella di ridurre, ritrarsi, abbassare le aspettative.
Bisogna fare esattamente il contrario. Bisogna alzare la posta.
Mi spiego meglio. Immaginati di essere un alpinista abituato a scalare una certa vetta. Dopo un po' la cosa diventa normale. Dopo un po' diventa anche faticosa. Dopo un po' litighi con un compagno di viaggio. A questo punto ti senti un po' stanco di andare per le montagne decidi di fermarti. Pensi che se sei stanco su un risultato normale non sia il caso di perseguire altre mete, più difficili. Sbagliato. Proprio in quel momento è ora di puntare oltre. E' in quell'istante che devi progettare di scalare la vetta più alta. Si, perché il nuovo progetto dà più energia. La sfida genera adrenalina. Il senso dell'obiettivo dà motivazione.
Si, la tua insoddisfazione non deriva dal momento o dalle persone, deriva dal fatto che non hai un traguardo serio su cui puntare. E se la confondi con la stanchezza, riducendo il traguardo peggiori la situazione.
Per questo, forza: alza la posta. Vedrai che i problemi del momento cesseranno di assillarti, non sprecherai più tempo a rimuginare sui rompipalle, la tua stanchezza si trasformerà in energia.
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mercoledì 19 ottobre 2011
Apri un pochino quel cassetto!
Il problema di avere i sogni nel cassetto sta nel fatto che la gente pensa che il cassetto debba stare o chiuso o aperto.
Niente di più sbagliato. Se il cassetto sta chiuso, i sogni rimangono dentro e continueremo a lamentarci del nostro presente.
Ma il cassetto non può stare aperto, perché è una grossa responsabilità fare uscire il sogno. Una volta che il cassetto è aperto il sogno o si realizza o muore. Per non correre questo pericolo, la gente lo tiene chiuso.
Qui sta il tranello. Il cassetto non deve stare né chiuso né aperto. Il cassetto deve stare un po' chiuso e un po' aperto. Per essere più precisi, deve schiudersi a poco a poco.
Facciamo un esempio. A volte sento gente che dice: "ma io lascio tutto e vado a lavorare in campagna". Se questo è il sogno nel cassetto, apri un pochino il cassetto. Informati, fai un giro, documentati. Credici. Anche se sai che il giorno dopo tornerai a lavorare nel tuo ufficio. Intanto hai aperto un po' il cassetto. Dopo un po' manda una mail, parla con qualcuno, approfondisci. Aggiungi un tassello: aprilo ancora un po'. agisci come se fosse ora che, a poco a poco, il sogno si debba realizzare. Facendo così, da un parte il sogno non rimane chiuso, ma neanche scappa via. E tu puoi considerare veramente la possibilità che si realizzi o meno. Oppure capire che era il sogno sbagliato, meglio saperlo subito. Ma anche se così fosse, per un po' hai fatto progetti, ipotesi, hai visto la tua realtà in modo diverso.
Dai, apri un po' quel cassetto. Solo di poco, che ti costa?
(C) Diego Agostini/Commitment 2011 - All Rights Reserved
Niente di più sbagliato. Se il cassetto sta chiuso, i sogni rimangono dentro e continueremo a lamentarci del nostro presente.
Ma il cassetto non può stare aperto, perché è una grossa responsabilità fare uscire il sogno. Una volta che il cassetto è aperto il sogno o si realizza o muore. Per non correre questo pericolo, la gente lo tiene chiuso.
Qui sta il tranello. Il cassetto non deve stare né chiuso né aperto. Il cassetto deve stare un po' chiuso e un po' aperto. Per essere più precisi, deve schiudersi a poco a poco.
Facciamo un esempio. A volte sento gente che dice: "ma io lascio tutto e vado a lavorare in campagna". Se questo è il sogno nel cassetto, apri un pochino il cassetto. Informati, fai un giro, documentati. Credici. Anche se sai che il giorno dopo tornerai a lavorare nel tuo ufficio. Intanto hai aperto un po' il cassetto. Dopo un po' manda una mail, parla con qualcuno, approfondisci. Aggiungi un tassello: aprilo ancora un po'. agisci come se fosse ora che, a poco a poco, il sogno si debba realizzare. Facendo così, da un parte il sogno non rimane chiuso, ma neanche scappa via. E tu puoi considerare veramente la possibilità che si realizzi o meno. Oppure capire che era il sogno sbagliato, meglio saperlo subito. Ma anche se così fosse, per un po' hai fatto progetti, ipotesi, hai visto la tua realtà in modo diverso.
Dai, apri un po' quel cassetto. Solo di poco, che ti costa?
(C) Diego Agostini/Commitment 2011 - All Rights Reserved
giovedì 13 ottobre 2011
Come fai finire la storia?
Ho appena inventato questa storia per fare addormentare il mio bambino, e vale la pena che la proponga anche ai fresh thinkers.
C'erano due bambini a cui piacevano le macchinine. Solamente che ad uno piacevano quelle gialle, all'altro quelle rosse. Il primo aveva un sacco di automobiline tutte gialle, l'altro le aveva tutte rosse. Ognuno le voleva solo del colore preferito.
I due non mancavano di litigare, quando si trovavano insieme. Uno diceva che le gialle sono le più belle, l'altro rispondeva che sono meglio le rosse.
A Natale successe però una cosa strana. Il bambino che amava le macchinine gialle ricevette in dono da Babbo Natale una macchinina rossa. Il bambino che amava le rosse ne ricevette una gialla. Ognuno dei due rimase perplesso per il dono ricevuto e, con un po' di disappunto, cercò di nasconderlo all'altro: se ne vergognava. Nessuno dei due quindi parlava all'altro dei propri regali di Natale, e se si veniva sull'argomento, glissavano.
Un bel giorno la maestra propose ai bambini di portare a scuola i doni di Natale per mostrarli agli altri, e così i due non poterono più nascondere il proprio. Così uno scoprì che l'altro aveva ricevuto una macchina del colore che aveva più volte apertamente disprezzato.
Cosa poteva essere successo? Babbo Natale si era confuso? Impossibile, Babbo Natale non si confonde mai.
In ogni caso, ora avevano una situazione più chiara. C'erano due possibilità: tenere la macchinina ricevuta o scambiarsela. Che fare?
(C) Diego Agostini/Commitment - All Rights Reserved
C'erano due bambini a cui piacevano le macchinine. Solamente che ad uno piacevano quelle gialle, all'altro quelle rosse. Il primo aveva un sacco di automobiline tutte gialle, l'altro le aveva tutte rosse. Ognuno le voleva solo del colore preferito.
I due non mancavano di litigare, quando si trovavano insieme. Uno diceva che le gialle sono le più belle, l'altro rispondeva che sono meglio le rosse.
A Natale successe però una cosa strana. Il bambino che amava le macchinine gialle ricevette in dono da Babbo Natale una macchinina rossa. Il bambino che amava le rosse ne ricevette una gialla. Ognuno dei due rimase perplesso per il dono ricevuto e, con un po' di disappunto, cercò di nasconderlo all'altro: se ne vergognava. Nessuno dei due quindi parlava all'altro dei propri regali di Natale, e se si veniva sull'argomento, glissavano.Un bel giorno la maestra propose ai bambini di portare a scuola i doni di Natale per mostrarli agli altri, e così i due non poterono più nascondere il proprio. Così uno scoprì che l'altro aveva ricevuto una macchina del colore che aveva più volte apertamente disprezzato.
Cosa poteva essere successo? Babbo Natale si era confuso? Impossibile, Babbo Natale non si confonde mai.
In ogni caso, ora avevano una situazione più chiara. C'erano due possibilità: tenere la macchinina ricevuta o scambiarsela. Che fare?
(C) Diego Agostini/Commitment - All Rights Reserved
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conflitto,
cornice,
destino,
Dio; scelta,
macchinine,
scambio
domenica 9 ottobre 2011
Adesso!
Prima di partire per le vacanze estive ho commissionato un po' di lavori da fare con calma, tanto c'era un sacco di tempo. Sistemare i muri di casa, fare il tagliando alla macchina, realizzare una brochure. C'era tutto agosto a disposizione, i lavori mi servivano per settembre. Risultato? I muri sono imbiancati ma il lavoro è ancora da finire, e siamo in ottobre. La macchina era pronta subito, ma ho preso 169 euro di multa perché si sono dimenticati di farmi la revisione. Della brochure non c'è traccia.
Qual è il problema? Si, è paradossale. Il problema è che c'era troppo tempo a disposizione. Il troppo tempo rilassa le persone, dà l'illusione che in qualsiasi momento, con calma, si possono fare le cose. Avere troppo tempo toglie il senso dell'urgenza e del risultato.
Ecco perché non bisogna aspettare di avere tempo, per fare le cose: bisogna farle e basta.
Ma quante volte abbiamo detto "Quando avrò tempo... mi occuperò di questo, di quello, di me". La brutta notizia è che non avremo mai il tempo. La buona notizia è che se anche lo avremo, lo sprecheremo. Per questo, meglio non aspettare di avere tempo, per fare le cose.
Non dire mai più "Adesso non è il momento per mettere in ordine la mia vita". Proprio adesso che non è il momento, devi agire.
E ricordati il detto cinese: "il momento migliore è 20 anni fa. Il secondo momento migliore è adesso".
(C) Diego Agostini/Commitment 2011 - All Rights Reserved
Qual è il problema? Si, è paradossale. Il problema è che c'era troppo tempo a disposizione. Il troppo tempo rilassa le persone, dà l'illusione che in qualsiasi momento, con calma, si possono fare le cose. Avere troppo tempo toglie il senso dell'urgenza e del risultato.
Ecco perché non bisogna aspettare di avere tempo, per fare le cose: bisogna farle e basta.
Ma quante volte abbiamo detto "Quando avrò tempo... mi occuperò di questo, di quello, di me". La brutta notizia è che non avremo mai il tempo. La buona notizia è che se anche lo avremo, lo sprecheremo. Per questo, meglio non aspettare di avere tempo, per fare le cose.
Non dire mai più "Adesso non è il momento per mettere in ordine la mia vita". Proprio adesso che non è il momento, devi agire.
E ricordati il detto cinese: "il momento migliore è 20 anni fa. Il secondo momento migliore è adesso".
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domenica 28 agosto 2011
E' fresco?
Se il pesce non è fresco lo capisci subito. Avvicini il naso e, se non è fresco, senti cattivo odore. La natura ci ha dotato di un sistema naturale, infallibile. Mangiare del pesce non fresco ci farebbe male, per cui ha fatto in modo che istintivamente ci allontaniamo quando il nostro olfatto avverte una schifezza.
Ma come accorgersi se un pensiero non è fresco?
Nello stesso modo.
I pensieri non freschi emanano cattivo odore. Solo che questo cattivo odore non si sente con il naso. Arriva direttamente alla bocca dello stomaco, sotto lo sterno. E' una sensazione di compressione che si attiva tutte le volte che abbiamo di fronte a noi qualcosa che il nostro inconscio riconosce come marcio.
Ad esempio un politico ti piace ma un bel giorno sentendolo parlare avverti questa sensazione. Una persona ti è sempre stata amica ma durante una telefonata avverti questa sensazione. Hai sempre trovato brillante un collega ma mentre scambi quattro chiacchiere avverti questa sensazione.
Il tuo inconscio, prima ancora della tua coscienza, ha rilevato pensieri non freschi. Ascoltalo. La ragione tende a stabilizzare, a riferire al contesto, a negare. Tu invece qualcosa che non va l'hai percepito subito.
E' quella sensazione di saturazione, che ti dice di allontanarti. Fallo. Tanto, se ci pensi, sai già quello che comunque succede: dopo un po' lo farai lo stesso perché anche la tua mente se ne renderà conto.
Quando un pensiero puzza, dentro di te lo avverti.
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Ma come accorgersi se un pensiero non è fresco?
Nello stesso modo.
I pensieri non freschi emanano cattivo odore. Solo che questo cattivo odore non si sente con il naso. Arriva direttamente alla bocca dello stomaco, sotto lo sterno. E' una sensazione di compressione che si attiva tutte le volte che abbiamo di fronte a noi qualcosa che il nostro inconscio riconosce come marcio.
Ad esempio un politico ti piace ma un bel giorno sentendolo parlare avverti questa sensazione. Una persona ti è sempre stata amica ma durante una telefonata avverti questa sensazione. Hai sempre trovato brillante un collega ma mentre scambi quattro chiacchiere avverti questa sensazione.
Il tuo inconscio, prima ancora della tua coscienza, ha rilevato pensieri non freschi. Ascoltalo. La ragione tende a stabilizzare, a riferire al contesto, a negare. Tu invece qualcosa che non va l'hai percepito subito.
E' quella sensazione di saturazione, che ti dice di allontanarti. Fallo. Tanto, se ci pensi, sai già quello che comunque succede: dopo un po' lo farai lo stesso perché anche la tua mente se ne renderà conto.
Quando un pensiero puzza, dentro di te lo avverti.
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sabato 20 agosto 2011
Dialogo con Dio
Dio, sei proprio tu?
Beh, io non parlo con gli esseri umani, mi rivelo. Per cui una risposta non te la do.
Quindi potrebbe essere che io stia parlando a me stesso...
Esatto.
Beh, sappi che non capisco come hai organizzato il mondo. Guarda quante cose che non vanno ci sono. E tu stai li a fare niente?
Hey amico, aspetta un attimo. Non gettarmi addosso tutta la responsabilità.
La responsabilità è tua semplicemente perché tutto viene da te. Se qualcosa non va bene, la colpa è del capo.
Così funziona tra voi esseri umani, per me è diverso.
Perché, sei un privilegiato? Scusa l'ironia...
No, perché ho privilegiato voi.
E come?
Dandovi il libero arbitrio. Puoi decidere cosa fare, nella tua vita. Io non ci posso entrare. Per esempio, ora ti vedo a scrivere sul computer. E' una tua scelta. Potresti fare una passeggiata, giocare con i bambini. E invece stai scrivendo.
Ma sto parlando con te...
No, stai scrivendo. Da solo. E comunque non devi difenderti: mica volevo criticarti. Stavo solo dicendo che è una tua scelta.
Dunque siamo noi i responsabili di ciò che accade?
Vedi tu. Ti dico solo che ti ho dato il potere di decidere, in ogni istante, cosa fare...
Ma ci sono a volte problemi troppo grossi da poter essere risolti
Dunque stai decidendo di non poter essere in grado di fare nulla...
Ma cosa potrei fare? Non sono mica Dio!
Ne sei sicuro? Ti ho appena detto che ti ho regalato qualcosa di mio, il potere di scegliere. Ma se scegli di vedere ciò che non puoi fare invece di ciò che puoi fare....
Spiegati meglio
Mi sono già spiegato abbastanza, credimi, e adesso devo andare.
Vedi? Sei tu che scegli di andare, non io.
Certo, io scelgo la cornice. Tu scegli come agire nella cornice. Io me ne vado, ma sono sempre presente. Vedi tu cosa fare, adesso. Buon lavoro.
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Beh, io non parlo con gli esseri umani, mi rivelo. Per cui una risposta non te la do.
Quindi potrebbe essere che io stia parlando a me stesso...
Esatto.
Beh, sappi che non capisco come hai organizzato il mondo. Guarda quante cose che non vanno ci sono. E tu stai li a fare niente?
Hey amico, aspetta un attimo. Non gettarmi addosso tutta la responsabilità.
La responsabilità è tua semplicemente perché tutto viene da te. Se qualcosa non va bene, la colpa è del capo.
Così funziona tra voi esseri umani, per me è diverso.
Perché, sei un privilegiato? Scusa l'ironia...
No, perché ho privilegiato voi.
E come?
Dandovi il libero arbitrio. Puoi decidere cosa fare, nella tua vita. Io non ci posso entrare. Per esempio, ora ti vedo a scrivere sul computer. E' una tua scelta. Potresti fare una passeggiata, giocare con i bambini. E invece stai scrivendo.
Ma sto parlando con te...
No, stai scrivendo. Da solo. E comunque non devi difenderti: mica volevo criticarti. Stavo solo dicendo che è una tua scelta.
Dunque siamo noi i responsabili di ciò che accade?
Vedi tu. Ti dico solo che ti ho dato il potere di decidere, in ogni istante, cosa fare...
Ma ci sono a volte problemi troppo grossi da poter essere risolti
Dunque stai decidendo di non poter essere in grado di fare nulla...
Ma cosa potrei fare? Non sono mica Dio!
Ne sei sicuro? Ti ho appena detto che ti ho regalato qualcosa di mio, il potere di scegliere. Ma se scegli di vedere ciò che non puoi fare invece di ciò che puoi fare....
Spiegati meglio
Mi sono già spiegato abbastanza, credimi, e adesso devo andare.
Vedi? Sei tu che scegli di andare, non io.
Certo, io scelgo la cornice. Tu scegli come agire nella cornice. Io me ne vado, ma sono sempre presente. Vedi tu cosa fare, adesso. Buon lavoro.
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giovedì 18 agosto 2011
Renditi inutile!
Ecco la sequenza. Uno fa qualcosa che gli altri apprezzano. Ha successo. Per questo viene ricercato, in quanto quello che fa ha un valore per gli altri. Fin qui tutto bene, ma la sequenza non è finita. Che cosa avviene di solito? Che si crea una strana dipendenza fra chi ricerca e chi è ricercato. Per quest'ultimo infatti mettere l'altro in una situazione di dipendenza è vitale: se non ci fosse questa condizione, non sarebbe più cercato per le sue capacità. Se chi ricerca fosse capace di fare da solo le cose che gli servono, non avrebbe bisogno di chi è ricercato.
Per questo chi è bravo in un campo, di solito non vuole che gli altri lo vedano all'opera. Per questo chi ha delle competenze tende a tenersele per sé. Per questo chi ha le conoscenze giuste non le mette volentieri a disposizione.
Chi agisce in questo modo cerca di proteggere il proprio successo, ma non capisce che si sta scavando da solo la fossa. E' solo questione di tempo: prima o poi chi lo cercava diventerà capace di farsi da solo le cose di cui ha bisogno. Ed in quel momento colui che ha difeso le sue competenze, capacità e relazioni si troverà immediatamente spiazzato, obsoleto, abbandonato.
Come evitare questo? Anticipando gli eventi, e lavorando per la propria inutilità. Cercando di fare in modo che chi ci cerca per qualcosa che sappiamo fare, dopo un po' sia in grado di farsela da solo. Questo ci spingerà da un lato ad insegnare, e dall'altro ad essere obbligati a creare idee nuove, a cercare nuovi campi di applicazione, ad evolvere. Questo è il segreto: lavorare per la propria inutilità serve proprio a farci diventare ancora più utili.
(C) Diego Agostini/Commitment 2011 - Alla Rights Reserved
Per questo chi è bravo in un campo, di solito non vuole che gli altri lo vedano all'opera. Per questo chi ha delle competenze tende a tenersele per sé. Per questo chi ha le conoscenze giuste non le mette volentieri a disposizione.
Chi agisce in questo modo cerca di proteggere il proprio successo, ma non capisce che si sta scavando da solo la fossa. E' solo questione di tempo: prima o poi chi lo cercava diventerà capace di farsi da solo le cose di cui ha bisogno. Ed in quel momento colui che ha difeso le sue competenze, capacità e relazioni si troverà immediatamente spiazzato, obsoleto, abbandonato.
Come evitare questo? Anticipando gli eventi, e lavorando per la propria inutilità. Cercando di fare in modo che chi ci cerca per qualcosa che sappiamo fare, dopo un po' sia in grado di farsela da solo. Questo ci spingerà da un lato ad insegnare, e dall'altro ad essere obbligati a creare idee nuove, a cercare nuovi campi di applicazione, ad evolvere. Questo è il segreto: lavorare per la propria inutilità serve proprio a farci diventare ancora più utili.
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domenica 14 agosto 2011
Speciale 100° post: Ginetta dixit!
Due anni fa ci lasciava la "zia Ginetta", che considero la mia maestra perché fin da quando ero piccolo mi ha trasmesso le competenze e la passione per le persone e la psicologia.
A lei è dunque dedicato il centesimo post di Think Fresh.
Un giorno mi trovavo a casa sua, e come al solito le avevo chiesto di raccontarmi la storia di una sua nuova paziente (ovviamente lei non mi rivelava mai, per motivi di privacy, la vera identità, né a me interessava conoscerla). Pochi secondi dopo che lei iniziò a parlare, la interruppi. "Zia Gin", le dissi, "Ti rendi conto che che quando mi parli di qualche tuo paziente inizi sempre dicendomi che è una persona molto intelligente, o molto sensibile, o molto capace, o molto profonda? Anche con questa ragazza sei partita dicendomi che è molto in gamba. Ma se è così in gamba, perché è venuta da te?"
La zia Gin sorrise e mi rispose: "Perché sono le persone più intelligenti, più sensibili, più capaci, più profonde e più in gamba che soffrono di più. Soltanto gli stupidi non soffrono". E continuò: "E' per questo che dobbiamo avere il coraggio di essere superficiali ogni tanto. Chi è superficiale, certamente si fa meno problemi e non entra certo in depressione".
Venticinque anni dopo Martin Seligman, il guru della psicologia positiva, disse esattamente le stesse cose.
La zia Gin non era certo superficiale.... Per cui se lo ha consigliato lei, se sei una persona profonda devi provarci, almeno per un giorno, a prendere le cose più alla leggera.
Buon ferragosto!
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A lei è dunque dedicato il centesimo post di Think Fresh.
Un giorno mi trovavo a casa sua, e come al solito le avevo chiesto di raccontarmi la storia di una sua nuova paziente (ovviamente lei non mi rivelava mai, per motivi di privacy, la vera identità, né a me interessava conoscerla). Pochi secondi dopo che lei iniziò a parlare, la interruppi. "Zia Gin", le dissi, "Ti rendi conto che che quando mi parli di qualche tuo paziente inizi sempre dicendomi che è una persona molto intelligente, o molto sensibile, o molto capace, o molto profonda? Anche con questa ragazza sei partita dicendomi che è molto in gamba. Ma se è così in gamba, perché è venuta da te?"
La zia Gin sorrise e mi rispose: "Perché sono le persone più intelligenti, più sensibili, più capaci, più profonde e più in gamba che soffrono di più. Soltanto gli stupidi non soffrono". E continuò: "E' per questo che dobbiamo avere il coraggio di essere superficiali ogni tanto. Chi è superficiale, certamente si fa meno problemi e non entra certo in depressione".
Venticinque anni dopo Martin Seligman, il guru della psicologia positiva, disse esattamente le stesse cose.
La zia Gin non era certo superficiale.... Per cui se lo ha consigliato lei, se sei una persona profonda devi provarci, almeno per un giorno, a prendere le cose più alla leggera.
Buon ferragosto!
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venerdì 12 agosto 2011
Lascia cadere una biglia!
Con questo post si conclude la "trilogia del disimpegno".
Recapitoliamo:
Abbandonare il mezzo: disinvestire nei pensieri
Stop Loss: disinvestire nelle persone
ed ora:
Lascia cadere una biglia: disinvestire nelle azioni.
Noi tendiamo a riempirci la giornata di cose da fare. Come se riempissimo la nostra mano di biglie. Ma su una mano non possono stare troppe biglie, così come in una giornata non possiamo fare troppe cose. Se lo facciamo, rischiamo di fare tutto male e di dover ritornare a recuperare. Ed anche se ciò che facciamo va bene, il risultato è comunque uno stress inutile.
Per questo ti propongo: fai cadere una biglia. Comincia oggi. Rinuncia a fare qualcosa, e piuttosto fai lavorare la tua intelligenza: cerca di raggiungere lo stesso risultato facendo una cosa in meno. Ti accorgerai che con meno biglie in mano, riuscirai a giocare meglio.
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Recapitoliamo:
Abbandonare il mezzo: disinvestire nei pensieri
Stop Loss: disinvestire nelle persone
ed ora:
Lascia cadere una biglia: disinvestire nelle azioni.
Noi tendiamo a riempirci la giornata di cose da fare. Come se riempissimo la nostra mano di biglie. Ma su una mano non possono stare troppe biglie, così come in una giornata non possiamo fare troppe cose. Se lo facciamo, rischiamo di fare tutto male e di dover ritornare a recuperare. Ed anche se ciò che facciamo va bene, il risultato è comunque uno stress inutile.
Per questo ti propongo: fai cadere una biglia. Comincia oggi. Rinuncia a fare qualcosa, e piuttosto fai lavorare la tua intelligenza: cerca di raggiungere lo stesso risultato facendo una cosa in meno. Ti accorgerai che con meno biglie in mano, riuscirai a giocare meglio.
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giovedì 11 agosto 2011
Stop Loss!
Quando un titolo azionario perde valore, di solito l'investitore professionista lo vende, anche se questo non è conveniente, per fermare le perdite. Questo meccanismo si chiama "stop loss". Evita che le proprie risorse economiche finiscano in un buco nero. Al contrario, chi è poco esperto tiene il titolo per sperare che si rialzi, ma è probabile che invece il suo valore scenda ancora.
Questo concetto vale anche con le persone. Ogni persona per noi è un investimento: in affetto, attenzione, energie. Che sia un investimento elevato o meno, varia da persona a persona. Per questo, se percepiamo che i nostri sforzi non sono commisurati al ritorno che abbiamo in termini di benessere psicologico, dobbiamo disinvestire. Inutile accanirsi, come spesso facciamo. Non siamo obbligati ad essere positivi con tutti. Non siamo obbligati a regalare le nostre energie.
Lo "stop loss" applicato alle relazioni con gli altri serve per proteggere il nostro patrimonio di energia affettiva. Va applicato con professionalità. Sii sincero con te stesso, e stai attento al livello di benessere che vivi nel rapporto con l'altro. Decidi un livello sotto il quale non sei disposto ad andare, come il trader decide un prezzo sotto il quale non è disposto a scendere. E quando quel livello è raggiunto... Stop Loss!
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Questo concetto vale anche con le persone. Ogni persona per noi è un investimento: in affetto, attenzione, energie. Che sia un investimento elevato o meno, varia da persona a persona. Per questo, se percepiamo che i nostri sforzi non sono commisurati al ritorno che abbiamo in termini di benessere psicologico, dobbiamo disinvestire. Inutile accanirsi, come spesso facciamo. Non siamo obbligati ad essere positivi con tutti. Non siamo obbligati a regalare le nostre energie.
Lo "stop loss" applicato alle relazioni con gli altri serve per proteggere il nostro patrimonio di energia affettiva. Va applicato con professionalità. Sii sincero con te stesso, e stai attento al livello di benessere che vivi nel rapporto con l'altro. Decidi un livello sotto il quale non sei disposto ad andare, come il trader decide un prezzo sotto il quale non è disposto a scendere. E quando quel livello è raggiunto... Stop Loss!
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