domenica 12 aprile 2009

Sapresti rinunciare al terzo desiderio?

Ogni sera prima di dormire il mio bambino Andrea (5 anni) mi chiede di raccontargli una storia. Così mi metto lì e praticamente ogni volta la invento sul momento, mischiando cose vere con cose di fantasia. Ieri ne ho tirata fuori una che ha fatto riflettere anche me.

Un bambino di nome Brugi si sveglia di notte per fare la pipì e decide di andare da solo in bagno. Qui trova un ambiente caldo grazie alla stufetta elettrica che il suo papà ha comprato al Brico Center durante la giornata. Ma vede sulla stufetta un piccolo pulsante che i grandi non avevano notato durante il giorno. Lo preme e ne escono prima raggi di luce colorati, poi uno strano personaggio. "Chi sei sei?" chiede Brugi. "Sono il maghetto del termoconvettore" risponde il personaggio. "Puoi esprimere tre desideri e io li farò diventare veri". Brugi è tutto emozionato. Come primo desiderio chiede un'astronave come quella dei "Little Einsteins" (personaggi tv). Questa compare sul balcone di casa e Brugi con il maghetto ci saltano sopra, partendo a razzo. I due viaggiano rapidamente attraverso le città europee, poi Brugi vuole andare più lontano. L'astronave si dirige allora verso l'Africa, e Brugi rimane colpito nel vedere tutti quei bellissimi alberi e quei bellissimi animali. Ma ad un certo punto Brugi si rabbuia, perché vede molta gente povera e molti bimbi che muoiono di fame. Allora, come secondo desiderio, chiede al maghetto acqua e cibo per tutti. Immediatamente dalla terra arida escono fontane e meravigliosi alberi da frutto. I bambini sono felici e Brugi anche. Ma si accorge che nel frattempo l'astronave è scomparsa. "E' ovvio", interviene il maghetto, aggiungendo un'informazione che prima non aveva dato. "Quando esprimi un nuovo desiderio, quello precedente si annulla". Brugi è nei guai, perché come terzo desiderio vorrebbe tornare a casa, ma se lo formulasse i bimbi perderebbero acqua e cibo. Dopo un po' di indecisione, decide di non esprimerlo. Però pensa con tristezza "non vedrò più i miei genitori..." Dopo un po' vede arrivare dei camion di una spedizione che nota subito il bimbo disperato. "Noi stiamo tornando nella tua città, ti portiamo noi in aereo!" Brugi è felice, ed in compagnia del maghetto riesce a tornare a casa prima dell'alba. A casa sua tutti stanno ancora dormendo e nessuno si è accorto che nel frattempo lui era volato via. Brugi si dirige verso il suo lettino, ed il maghetto verso la stufetta elettrica. Ma prima di salutare Brugi, il maghetto dice: "ricordati che hai ancora un terzo desiderio da esprimere". Brugi ci pensa un po' su e risponde: "grazie maghetto, sei veramente gentile ma penso che il terzo desiderio... non lo esprimerò mai." I due si salutano e Brugi torna a dormire sorridente, pensando ai bambini che continueranno ad avere l'acqua e i frutti.

Ad Andrea la storia è piaciuta molto, mi ha detto che Brugi ha fatto molto bene a non esprimere il terzo desiderio e che lui avrebbe fatto la stessa cosa al suo posto.

E noi? Siamo capaci di non realizzare qualcosa che piacerebbe a noi quando questa non permetterebbe ad altri di avere qualcosa di importante? Sappiamo rinunciare al terzo desiderio?

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2 commenti:

Matteo ha detto...

Essendo uno che con l'Africa ha molto a che fare la storia mi ha coinvolto molto! A prescindere dall'ambientazione, però, mi ha fatto riflettere molto il concetto del "non esprimere il terzo desiderio". Se ci pensi nell'economia occidentale attuale il fatto di rinunciare al terzo desiderio è visto come paradossale. L'economia è spremuta fino all'ultima goccia, vogliamo sempre di più... all'esaudirsi del "secondo desiderio", siamo già proiettati sul terzo, il quarto, etc. E se ci pensi la crisi attuale è proprio stata causata dal non saper rinunciare a "terzi desideri" sempre più grandi e incessanti...

Diego Agostini - http://www.diegoagostini.it/ ha detto...

Già, questo è proprio il senso della storia.... Non è che magari siamo più felici se rinunciamo a qualche desiderio? Del resto anche gli specialisti della felicità dicono che c'è una forma di felicità più alta di quella che noi comunemente intendiamo, che si chiama "elevazione", e che entra in gioco quando facciamo qualcosa di importante per gli altri.