giovedì 1 gennaio 2009

La sappiamo prendere?



Guardate questo video... C'è Filippo, il mio bimbo piccolo, che cerca di prendere una bottiglietta d'acqua. Fa degli sforzi incredibili... Per un po' tutto va per il verso giusto: il piccolo si avvicina spingendosi sulle gambine e allunga il braccio. Ma poi quando la bottiglia è lì, a portata di mano, gli dà un altro colpo spingendola più avanti, vanificando così tutto il lavoro fatto.

Perché Filippo non riesce a prendere la bottiglietta? Perché ciò che ha funzionato per avvicinarla non funziona per prenderla, ed è proprio quello che la fa allontanare.

E ora veniamo alla domanda: la sappiamo prendere? E' ovvio che si... se pensiamo alla bottiglietta. Ma se invece di "bottiglietta" ci mettiamo la parola "felicità" le cose cambiano. Riflettete: ci comportiamo esattamente come Filippo. Facciamo sforzi incredibili per raggiungere la felicità... ma questa ci sfugge all'ultimo momento.

Perfché? Per lo stesso motivo per cui Filippo non riesce a prendere la bottiglietta. La strategia che ci porta vicino alla flicità non è la stessa che ci permette di afferrarla. Durante le vacanze di Natale ho visto un sacco di gente tesa. Gente che ha lavorato duramente e con efficienza per arrivare alle meritate vacanze (avvicinamento con il braccio) ma poi ha continuato con la stessa strategia durante la vacanza (allontanamento della bottiglia). Per esempio, ho incontrato un tizio che cronometrava gli impianti di risalita delle piste da sci per fare più discese, con la stessa efficienza del lavoro: non è il colpo di braccio di Filippo? La sua felicità si sposta più in là.

Dobbiamo imparare a cambiare strategia, e capire che ciò che allontana la felicità è proprio il tentativo che facciamo per avvicinarla. Cosa deve fare Filippo? Fermare il braccio ed aprire la mano: esattamente il contrario di ciò che tenta di fare! anche noi dobbiamo fare così. Afferreremo la felicità solo se faremo il contrario di ciò che ci ha permesso di avvicinarla. altrimenti la sposteremo più avanti.

Filippo impiegherà qualche settimana per afferrare la bottiglietta corretamente. E noi saremo altrettanto bravi? Diamoci un anno di tempo per fare i nostri tentativi. Auguri per un felice 2009.


Writing by Diego Agostini/Commitment - All Rights Reserved


9 commenti:

michele ha detto...

Tutto vero. Ho visto gente farsi 18 giorni filati, puntuali come orologi svizzeri, sulle stesse piste, mangiar lo stesso hot dog e metettrsi in coda, non in tangenziale, ma agli impianti.
Cosa impedisce di sperimentare, almeno in vacanza, qualcosa di nuovo? Ad esempio prendersi per una volta una guida alpina e uscire di pista? :-))

Michele ha detto...

Tutto vero. Ho visto gente farsi 18 giorni filati, puntuali come orologi svizzeri, sulle stesse piste, mangiar lo stesso hot dog e metettrsi in coda, non in tangenziale, ma agli impianti.
Cosa impedisce di sperimentare, almeno in vacanza, qualcosa di nuovo? Ad esempio prendersi per una volta una guida alpina e uscire di pista? :-))

Elisa ha detto...

Credo che uno dei punti focali sia la "giusta" tensione: la nostra meta è faro e fonte nello stesso tempo. Quanto è necessario/opportuno arrivare pienamente ad essa? Quanto conta riuscire a esserci "piacevolmente" nello sforzo, nel durante, considerando che la gran parte della nostra vita è fatti di attimi di "durante"? E poi, a ben guardare il video e quindi com agisce Filippo, le nostre energie percorrono strade non totalmente lineari...e alla fine può essere che la nostra energia (attenzione) ci conduca altrove (verso le persone che entrano e escono, verso il tavolo così lucido, legnoso, caldo...)

Buon fine settimana e un bacio al piccolo

Elisa

AMQ ha detto...

E quindi io dovrei stare ferma e non agire...:-)
Avendo vissuto una vita d'azione, mi vien da dire che dovrei fermarmi, come Filippo!
E se la felicità fosse semplicemente un attimo, un insieme di attimi e che la vita stessa fosse fatta della ricerca della felicità stessa? Come potremmo conoscerla se non conoscessimo l'esatto opposto? Avrebbe senso se fosse uno stato perenne? Cosa ricercheremmo allora?

AMQ ha detto...

Allora io dovrei stare ferma... avendo vissuto una vita in azione e d'azione... dovrei fare come Filippo, fermarmi.
E se la felicità non fosse altro che un attimo o un insieme di attimi? E la vita stessa fosse fatta per ricercarla? Se ci trovassimo in uno stato di felicità perenne cosa ricercheremmo? Se non conoscessimo l'esatto opposto, come potremmo assaporare gli attimi felici quand'essi giungono?

alberto marcoaldi ha detto...

Michele... ho un dubbio.

Chi ci dice che "la gente che hai incontrato sulle stesse piste, con gli stessi hotdog, etc..." desiderasse uscire di pista e non starsene in fila e mangiarsi quell'hotdog?

il mio modo di pensare (e di lavorare) mi dice che non possiamo sostituirci alle loro menti: l'unica cosa che ci è concessa è di far loro delle domande perchè solo loro, ciascuno nella sia individualità ovviamente, possono dirci cosa desiderano.

anch'io apprezzo un fuori pista, ma questo non vuol dire che non ci siano svariati motivi per apprezzare altro: fosse anche starsene in coda.

michele ha detto...

Verissimo Alberto, il desiderio è qualcosa di assolutamente personale.
Noto però che è sistematicamente condizionato dalla "moda" del momento.
Questo spiega, ad esempio, il boom delle racchette da neve. Vero che quest'inverno la neve abbonda, ma il 90% dei ciaspolatori usa le racchette su piste battute dove si può agevolmente camminare con comunissime e semplici scarpe invernali...

michele ha detto...

Verissimo Alberto, il desiderio è qualcosa di assolutamente personale.
Noto però che è sistematicamente condizionato dalla "moda" del momento.
Questo spiega, ad esempio, il boom delle racchette da neve. Vero che quest'inverno la neve abbonda, ma il 90% dei ciaspolatori usa le racchette su piste battute dove si può agevolmente camminare con comunissime e semplici scarpe invernali...

michele ha detto...

Verissimo Alberto, il desiderio è qualcosa di assolutamente personale.
Noto però che è sistematicamente condizionato dalla "moda" del momento.
Questo spiega, ad esempio, il boom delle racchette da neve. Vero che quest'inverno la neve abbonda, ma il 90% dei ciaspolatori usa le racchette su piste battute dove si può agevolmente camminare con comunissime e semplici scarpe invernali.