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martedì 9 agosto 2011

Abbandonare il mezzo!

Quando si cade in moto, la reazione più comune è quella di tenere le mani salde sul manubrio. Questo è dovuto al rifiuto di accettare che le cose non stanno andando come volevamo, e ad un irrazionale tentativo di rimetterle a posto. E' sbagliato, perché non potendo più controllare la moto, tale azione è perfettamente inutile ed anzi dannosa.

In questo caso, c'è una sola azione consigliabile: abbandonare il mezzo!

Questo accade anche con la nostra mente. A volte qualcosa non funziona o è andato storto, e noi siamo lì a pensarci ed a ripensarci senza sosta. E' inutile, perché senza nuove informazioni i ragionamenti girano a vuoto. In psicologia hanno un nome ben preciso: si chiamano "pensieri fissi". E' come se tenessimo le mani sul manubrio mentre quelli vagano incontrollati. Anche in questo caso, abbiamo l'illusione di risolvere il problema, ma accade il contrario. Ed il risultato è certamente lo stress.

Anche in questo caso, dobbiamo abbandonare il mezzo. Che significa: mollare l'oggetto del pensiero fisso al suo destino. Semplicemente lasciare la presa, smettere di pensarci. Certo, abbandonare un pensiero fisso non è facile, esattamente come non è facile abbandonare un mezzo. Ma bisogna farlo, oppure ci schianteremo con esso. Ed una volta lasciato andare, ci accorgeremo che dopotutto  era più semplice di quanto credevamo.

Stai strisciando con pensieri fissi che abbassano la qualità della tua vita? Abbandona il mezzo!

(C) Diego Agostini/Commitment 2011 - All Rights Reserved

sabato 24 aprile 2010

Quella è leadership

Quando ti trovi a scontrarti con qualcuno per convincerlo di qualcosa che va più a suo che a tuo vantaggio, quella è leadership.

Quando vorresti mandare tutti a quel paese ma poi ti rimbocchi le maniche, quella è leadership.

Quando non accetti lo standard richiesto o condiviso ma detti un tuo livello, quella è leadership.

Quando accetti di non apparire pur di far accadere un risultato in cui credi, quella è leadership.

Quando non ti chiedi "perché... loro..?" ma "come... io...?", quella è leadership.

Quando non ti chiedi perché devi fare qualcosa se gli altri non la fanno, ma la fai e basta, quella è leadership.

Quando lavori per il successo degli altri, e quello diventa il tuo successo, quella è leadership.

Quando non pretendi di essere per forza approvato, ma prosegui nella strada in cui credi, quella è leadership.

Quando l'energia che dai è maggiore di quella che ricevi, quella è leadership.

Quando, mentre fai tutto questo, ti viene da pensare "è pura coglioneria"... ricordati che quella è leadership.


Diego Agostini


(C) Diego Agostini/Commitment - All Rights Reserved


sabato 27 febbraio 2010

Come superare una crisi

Bruno è uno dei miei migliori amici, ed è un regista di teatro. Tempo fa si è trovato, durante la preparazione di uno spettacolo, in un momento di crisi. La riscrittura del testo era arrivata ad un punto morto, e le prove con gli attori non stavano funzionando bene. Bruno allora ha chiesto aiuto a Peter, il suo maestro. Peter non gli ha dato a soluzione del problema, ma un consiglio ancora più prezioso.

"Torna al punto di partenza", gli ha suggerito Peter. "Ripensa al momento in cui hai pensato di mettere in scena proprio questa rappresentazione. Pensa al motivo per cui l'hai scelta, a cosa ti ha ispirato. pensa al significato per la tua vita, e a quale messaggio pensavi di lanciare realizzandola". Bruno seguì il consiglio di Peter e grazie a questo trovò delle soluzioni brillanti, che garantirono il grande successo del suo spettacolo.

E' proprio questo il modo migliore per superare una crisi: tornare al punto di partenza. Quando ci impegniamo in un progetto, qualunque esso sia, siamo illuminati ed entusiasti. Dopo un po', però, subentra la stanchezza, il senso di abbandono, la perdite di senso di ciò che stiamo facendo. Questo momento si chiama crisi. Le scelte sembrano difficili, le idee poco chiare, gli sforzi inutili. E' in questo momento che dobbiamo tornare al punto di partenza, e chiederci cosa ci ha motivato nel momento in cui abbiamo fatto iniziare il tutto. E' proprio quello che ci farà trovare la soluzione.

Pensiamoci, tutte le volte che c'è una crisi in un progetto aziendale o personale, tutte le volte che viviamo seri problemi con l'azienda in cui lavoriamo o con il rapporto affettivo che stiamo vivendo. Tornare al punto di partenza ci chiarirà qual è la nostra visione e ci permetterà di capire qual è la scelta migliore.

Writing by Diego Agostini/Commitment - All Rights Reserved

sabato 6 febbraio 2010

Hai il coraggio di essere te stesso?


Fai una rapida revisione della settimana appena passata. Quante sono le persone che ti hanno mentito, che non hanno mantenuto le promesse, che hanno distorto l'evidenza, che si sono lamentate di te con altri e di altri con te? Probabilmente molte. Purtroppo il mondo è pieno di comportamenti di questo genere. Di solito chi si comporta in questo modo lo fa perché si crede ( o tenta di essere) più "furbo" degli altri.

Probabilmente questi comportamenti distorti ti hanno fatto provare rabbia o sofferenza. Ebbene, devi sapere che le prime vittime di questi comportamenti sono proprio le persone che li mettono in atto. Non si rendono conto che il danno provocato agli altri corrisponde ad un danno provocato a se stessi. L'errore in cui di solito si cade è credere che il rapporto con se stessi sia separato da quello con gli altri. Ma non è così.

La misura con cui si entra in rapporto con gli altri determina il limite della misura con cui entriamo in rapporto con noi stessi, e viceversa. Se non vogliamo bene agli altri, non vogliamo bene a noi stessi. Facci caso: le persone molto severe con gli altri sono, prima di tutto, severe con se stesse. Entrare in contatto con noi stessi è vitale per la nostra salute fisica e psicologica. Ma ecco che se non sappiamo entrare in contatto con gli altri, questo ci risulterà impossibile.

Osserva chi pensa di essere furbo, chi trova scorciatoie, chi falsifica le carte nella relazione. Ti accorgerai che a poco a poco diventa artefatto, artificiale in tutto ciò che fa. Perfino il suo viso diventa una maschera.

Noi non vogliamo diventare così, vero? Ma come fare per evitare questo? Semplice: essere se stessi. Ma per essere se stessi ci vuole coraggio. Il coraggio di dire "ho sbagliato", il coraggio di ammettere un problema, il coraggio di dire le cose che si pensano, con grande rispetto dell'altro. Il coraggio di dire la verità ed essere franchi. Di non cercare scorciatoie.

Tutto questo ha un nome: autenticità. E il coraggio è necessario, per essere autentici.


Writing by Diego Agostini/Commitment - All Rights Reserved



lunedì 7 dicembre 2009

Il tuo disagio parla di te


Siamo seduti in una posizione scomoda. siamo appena usciti di casa e ci ricordiamo di avere dimenticato le chiavi, per cui dobbiamo tornare indietro. C'e' un cane che abbaia e non riusciamo a dormire. Un capo rigido. Un collega che parla troppo di se stesso. Un politico alla televisione che ci provoca irritazione. Quante volte proviamo situazioni di disagio? Centinaia. Ma cosa facciamo quando le proviamo? Nella maggior parte, se non nella totalita' dei casi, ce la prendiamo con quella che riteniamo la fonte del disagio. E cioe' il disordine di casa, il capo, il cane, il collega...
Per la prossima volta che proverai un disagio, ti propongo una strada diversa. Non cercare di prendertela con quella che ritieni la causa. Stai sul disagio. Trattienilo un attimo. Concentrati su cio' che provi. Decodificane le emozioni, anche se negative. Riconoscine le sensazioni fisiologiche. Trattienile per un po'.
Guarda il tuo disagio e ascoltalo: esso parla di te. Ti dice qualcosa che vale la pena che tu sappia. Ti potrebbe dire molte cose diverse: per esempio che tendi troppo ed inutilmente alla perfezione, o che hai paura che ti passino davanti, o che ti perdi in piccole cose. O che stai dando troppa importanza a qualcosa che ne merita di meno. Osservando il disagio invece di scaricarlo all'esterno, conoscerai meglio te stesso. Ma non solo. Vedrai, se riuscirai a stare sul disagio, accadra' qualcosa di paradossale: il disagio scomparira'.

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lunedì 17 agosto 2009

Fantasticare è una cosa seria

Tempo d'estate, ci si rilassa e questo di solito accende la fantasia, le emozioni, i sogni.

Chissà quante volte ti sei trovato a dire frasi come: "come sarebbe bello se..."; "se avessi.. farei...". Chissà quante volte ti sei trovato a fantasticare. Solo che forse non sai una cosa: fantasticare è una cosa seria.

La prossima volta prova ad esprimere le tue fantasticherie, qualunque esse siano, eliminando i "se", i condizionali, i periodi ipotetici. Esprimile come se fosse certo che si realizzeranno. Esempio: non "se avessi.. farei.." ma "quando avrò... farò". Descrivi con certezza ciò che fari e come ti sentirai quando entrerai in possesso di ciò su cui stai fantasticando. Esprimi il tuo entusiasmo. Ragiona come se ciò che desideri si fosse già realizzato.

Arriveranno alla tua mente messaggi più consistenti, dotati di un piano di realtà molto più elevato. E la tua mente si predisporrà per lavorare in modo attivo per far accadere ciò che fino a quel momento stava solo nella fantasia.

Ma attenzione: ciò che hai fantasticato può veramente realizzarsi! Diamoci appuntamento fra un anno su questo blog, per raccontarci se si sono avverate le cose che abbiamo fantasticato oggi. Io ci sarò con le mie fantasticherie, promesso!!!!!!

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martedì 28 aprile 2009

Scegli gli "Upper"

Mi sono trovato a riflettere sulle persone con le quali, in modalità diverse, mi sono trovato a contatto durante tutti questi anni di vita professionale. In estrema sintesi ognuna può ricadere in due categorie: gli "upper" e i "downer".

Gli "upper" sono coloro che ti sostengono, ti danno una mano, ci sono nel momento del bisogno. Tifano per te.

I "downer" sono tutti gli altri. Si, tutti gli altri, soprattutto quelli che ti mettono i bastoni tra le ruote. Ma non solo. Possono essere "downer" anche coloro che non fanno niente di particolarmente scorretto nei tuoi confronti. Spesso, anzi quasi sempre, i "downer" non fanno proprio niente. Semplicemente, non tifano per te. In situazioni normali non te ne accorgi nemmeno. Sono gentili, magari anche simpatici. Essi sanno perfino mascherarsi da "upper", dichiarandoti amicizia. E magari lì per lì sono anche sinceri.

Ma poi ci sono dei "momenti della verità" in cui si capisce in quale delle due categorie cadono le persone.  I "downer" non si fanno trovare oppure fanno i preziosi, o peggio ti umiliano con la scusa che stanno facendoti un piacere a farti notare ciò che non va bene in te. Gli "upper" gioiscono per i tuoi successi e quando anche solo ipotizzano che tu abbia bisogno ti sostengono. Ti ricordano le tue qualità e ti fanno sentire importante. Ti danno la forza per affrontare le criticità. 

Lascia i "downer" al loro destino e circondati dagli "upper". Se riesci, fai qualcosa in più: ringrazia i tuoi "upper" di essere tali. E magari diventa tu stesso un "upper".

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domenica 12 aprile 2009

Sapresti rinunciare al terzo desiderio?

Ogni sera prima di dormire il mio bambino Andrea (5 anni) mi chiede di raccontargli una storia. Così mi metto lì e praticamente ogni volta la invento sul momento, mischiando cose vere con cose di fantasia. Ieri ne ho tirata fuori una che ha fatto riflettere anche me.

Un bambino di nome Brugi si sveglia di notte per fare la pipì e decide di andare da solo in bagno. Qui trova un ambiente caldo grazie alla stufetta elettrica che il suo papà ha comprato al Brico Center durante la giornata. Ma vede sulla stufetta un piccolo pulsante che i grandi non avevano notato durante il giorno. Lo preme e ne escono prima raggi di luce colorati, poi uno strano personaggio. "Chi sei sei?" chiede Brugi. "Sono il maghetto del termoconvettore" risponde il personaggio. "Puoi esprimere tre desideri e io li farò diventare veri". Brugi è tutto emozionato. Come primo desiderio chiede un'astronave come quella dei "Little Einsteins" (personaggi tv). Questa compare sul balcone di casa e Brugi con il maghetto ci saltano sopra, partendo a razzo. I due viaggiano rapidamente attraverso le città europee, poi Brugi vuole andare più lontano. L'astronave si dirige allora verso l'Africa, e Brugi rimane colpito nel vedere tutti quei bellissimi alberi e quei bellissimi animali. Ma ad un certo punto Brugi si rabbuia, perché vede molta gente povera e molti bimbi che muoiono di fame. Allora, come secondo desiderio, chiede al maghetto acqua e cibo per tutti. Immediatamente dalla terra arida escono fontane e meravigliosi alberi da frutto. I bambini sono felici e Brugi anche. Ma si accorge che nel frattempo l'astronave è scomparsa. "E' ovvio", interviene il maghetto, aggiungendo un'informazione che prima non aveva dato. "Quando esprimi un nuovo desiderio, quello precedente si annulla". Brugi è nei guai, perché come terzo desiderio vorrebbe tornare a casa, ma se lo formulasse i bimbi perderebbero acqua e cibo. Dopo un po' di indecisione, decide di non esprimerlo. Però pensa con tristezza "non vedrò più i miei genitori..." Dopo un po' vede arrivare dei camion di una spedizione che nota subito il bimbo disperato. "Noi stiamo tornando nella tua città, ti portiamo noi in aereo!" Brugi è felice, ed in compagnia del maghetto riesce a tornare a casa prima dell'alba. A casa sua tutti stanno ancora dormendo e nessuno si è accorto che nel frattempo lui era volato via. Brugi si dirige verso il suo lettino, ed il maghetto verso la stufetta elettrica. Ma prima di salutare Brugi, il maghetto dice: "ricordati che hai ancora un terzo desiderio da esprimere". Brugi ci pensa un po' su e risponde: "grazie maghetto, sei veramente gentile ma penso che il terzo desiderio... non lo esprimerò mai." I due si salutano e Brugi torna a dormire sorridente, pensando ai bambini che continueranno ad avere l'acqua e i frutti.

Ad Andrea la storia è piaciuta molto, mi ha detto che Brugi ha fatto molto bene a non esprimere il terzo desiderio e che lui avrebbe fatto la stessa cosa al suo posto.

E noi? Siamo capaci di non realizzare qualcosa che piacerebbe a noi quando questa non permetterebbe ad altri di avere qualcosa di importante? Sappiamo rinunciare al terzo desiderio?

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giovedì 1 gennaio 2009

La sappiamo prendere?



Guardate questo video... C'è Filippo, il mio bimbo piccolo, che cerca di prendere una bottiglietta d'acqua. Fa degli sforzi incredibili... Per un po' tutto va per il verso giusto: il piccolo si avvicina spingendosi sulle gambine e allunga il braccio. Ma poi quando la bottiglia è lì, a portata di mano, gli dà un altro colpo spingendola più avanti, vanificando così tutto il lavoro fatto.

Perché Filippo non riesce a prendere la bottiglietta? Perché ciò che ha funzionato per avvicinarla non funziona per prenderla, ed è proprio quello che la fa allontanare.

E ora veniamo alla domanda: la sappiamo prendere? E' ovvio che si... se pensiamo alla bottiglietta. Ma se invece di "bottiglietta" ci mettiamo la parola "felicità" le cose cambiano. Riflettete: ci comportiamo esattamente come Filippo. Facciamo sforzi incredibili per raggiungere la felicità... ma questa ci sfugge all'ultimo momento.

Perfché? Per lo stesso motivo per cui Filippo non riesce a prendere la bottiglietta. La strategia che ci porta vicino alla flicità non è la stessa che ci permette di afferrarla. Durante le vacanze di Natale ho visto un sacco di gente tesa. Gente che ha lavorato duramente e con efficienza per arrivare alle meritate vacanze (avvicinamento con il braccio) ma poi ha continuato con la stessa strategia durante la vacanza (allontanamento della bottiglia). Per esempio, ho incontrato un tizio che cronometrava gli impianti di risalita delle piste da sci per fare più discese, con la stessa efficienza del lavoro: non è il colpo di braccio di Filippo? La sua felicità si sposta più in là.

Dobbiamo imparare a cambiare strategia, e capire che ciò che allontana la felicità è proprio il tentativo che facciamo per avvicinarla. Cosa deve fare Filippo? Fermare il braccio ed aprire la mano: esattamente il contrario di ciò che tenta di fare! anche noi dobbiamo fare così. Afferreremo la felicità solo se faremo il contrario di ciò che ci ha permesso di avvicinarla. altrimenti la sposteremo più avanti.

Filippo impiegherà qualche settimana per afferrare la bottiglietta corretamente. E noi saremo altrettanto bravi? Diamoci un anno di tempo per fare i nostri tentativi. Auguri per un felice 2009.


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domenica 13 aprile 2008

Che vernice hai sulle mani?

Due giorni fa ho incontrato un’amica e siamo andati a pranzare insieme. Mi ha parlato dei suoi progetti e mi ha chiesto un parere. Ci siamo talmente coinvolti nella conversazione che abbiamo perso la cognizione del tempo ed ho rischiato il ritardo ad un appuntamento che avevo nel pomeriggio. Verso sera ci siamo risentiti per telefono ed abbiamo conversato per altri quaranta minuti, e questa volta è stata lei a dare idee e consigli a me riguardo un mio progetto. Alla fine della giornata ero accompagnato da una sensazione di positività ed entusiasmo.

Questo è il contagio emozionale. L’emozione è come la vernice che abbiamo sulle mani. Può essere fresca o può essere secca. Se è fresca lascia il segno, se è secca no. Se è fresca provocherà reazioni negli altri, se è secca ci darà solo fastidio. Se è fresca ci verrà voglia di lasciare intorno a noi le tracce del colore, se è secca le nostre mani saranno rigide ed increspite, quasi inutilizzabili. E comunque non lasceranno alcuna traccia.

Quando ci poniamo con energia verso gli atri abbiamo sulle mani vernice fresca, quando invece siamo chiusi e cauti abbiamo vernice secca.

Ma per il contagio emozionale non basta avere la vernice sulle mani: bisogna trasmetterla agli altri. Come? Non certo sui vestiti: incontrando le loro mani, collaborando con loro, lavorando per loro.

E tu sei capace di contagiare gli altri? Oppure ti fai contagiare? Attenzione, il contagio è energia e quindi può essere anche negativo. Uno che è iroso e pessimista contagia, eccome. Così come uno che è aggressivo e svalutativo. Questi individui vanno ricontagiati in positivo. Se hai vernice fresca non tenerla sulle mani: cerca le mani degli altri, falle aprire ed abbi il coraggio di spalmargliela sopra! Vedra, ti ringrazieranno. Grazie a tutti coloro che mi hanno contagiato e che mi contagiano, ve ne sono veramente grato.


Writing by Diego Agostini/Commitment, all rights reserved

lunedì 31 marzo 2008

Istruzioni per gustare la fragola

Un uomo stava camminando nella foresta quando s'imbatté in una tigre. Fatto dietro-front precipitosamente, si mise a correre inseguito dalla belva. Giunse sull'orlo di un precipizio, ma per fortuna trovò da aggrapparsi al ramo sporgente di un albero. Guardò in basso, e stava per lasciarsi cadere, quando... accidenti, vide sotto di sé un'altra tigre. Come se non bastasse, arrivarono due topolini, l'uno bianco e l'altro nero, che incominciarono a rodere il ramo. Ancora poco e il ramo si sarebbe staccato. Fu allora che l'uomo scorse accanto a sé una bellissima fragola. Tenendosi con una sola mano, con l'altra colse la fragola e la mangiò, trovandola dolcissima.

Questa storia zen è Fresh Thinking. Il suo significato? Eccolo. Anche in una situazione così disperata, l'uomo sa trovare l'unico elemento positivo: la fragola.

E' un fresh thinker chi sa gustare un semplice istante, come l'uomo della storia sa gustare la dolcezza di un semplice frutto. Fresh Thinking è sapersi immergersi nel presente e cogliere ciò che può dare, lasciando perdere sia i ricordi del passato sia le preoccupazioni per il futuro. E' sapere trovare gli elementi positivi in qualsiasi situazione, anche in quelle peggiori, perché solo con la positività la nostra mente risolve i problemi. Anche se ci troviamo sull'orlo di un precipizio, dobbiamo saperci concentare su ciò che va bene.

E tu, sai cogliere le fragole? Mentre stai per entrare in una riunione difficile, prova a cogliere una fragola. Se stai passando un periodo brutto, prova a cogliere una fragola. ma come bisogna fare per gustarla? E' difficile cogliere le fragole quando la nostra attenzione è concentrata sui problemi e sulle minacce. Ecco le istruzioni:

1 - cercarla: chiedersi cosa di positivo la realtà mi offre, anche se sono in una situazione negativa.

2 - trovarla: distogliere il pensiero dai problemi e concentrarsi su ciò che ho trovato di positivo.

3 - mangiarla: dedicare tempo. E riconoscere a se setessi il piacere di ciò che si è colto.

Se seguiamo queste istruzioni, dopo aver colto la fragola tutto ci sembrerà diverso. Troveremo l'energia giusta e le idee giuste per affrontare qualsiasi situazione.

Writing by Diego agostini/Commitment, all rights reserved

sabato 29 marzo 2008

Quante cose ci perdiamo se non pensiamo fresco?

Il breve filmato che segue è uno spot pubblicitario apparso sulla tv inglese. Come vedi ci sono due squadre distinte dal colore delle maglie, una "bianca" ed una "nera". I membri di ogni squadra si passeranno una palla fra di loro. Il tuo compito è contare quanti passaggi faranno i bianchi.

Guarda il video prima di leggere la parte sottostante!

Soprendente eh? E' un filmato che fa riflettere. Mentri eri intentoi a contare ti è passato un orso sotto il naso facendo un (improbabile) moonwalking e neanche te ne sei accorto. Accade sempre così. Mentre siamo concentrati, non siamo attenti. La concentrazione focalizza il nostro ragionamento, e senza che ce ne accorgiamo ci impedisce di vedere cosa accade nella realtà. Mentre siamo concentrati sul conteggio, non vediamo l'orso. E' possibile vederlo solo se siamo attenti a ciò che accade, anche se stiamo contando. L'attenzione è pensiero fresco, non la concentrazione.

Che cosa possiamo trarne?

1: Mentre siamo impegnati in un compito, un sacco di cose pur passando sotto i nostri occhi ci sfuggono.

2: Se non sappiamo cosa cercare, non la vediamo neanche se c'è!

Ragiona:

1: Quante sono le cose che ti sfuggono mentre sei concentrato a farne altre?

2: Quali sono le cose che ti aspetti "arrivino" spontaneamente ma che non trovi semplicemente perché non le cerchi?

Quindi, applica:

1: Il pensiero fresco è pensiero attento. Riesce a cogliere elementi sfuggenti perché è aperto agli stimoli, non è selettivo, non si concentra su alcuni spunti escludendone altri.

2: Il pensiero fresco è pensiero attivo. Sa cosa cercare nella realtà e lo trova.

Quali sono gli orsi che ti sfuggono mentre vivi la tua vita di ogni giorno? Quali sono gli orsi che vorresti avere ma che non cerchi e dunque non vedi?

Ti auguro una buona riflessione!

Writing by Diego Agostini/Commitment, all rights reserved

sabato 22 marzo 2008

Il principio della fetta di limone

Ogni giorno sono a contatto con persone diverse. Le vedo mentre lavorano, ragionano, producono idee. Molto spesso, anzi quasi sempre vedo produrre buone idee. E mi sono fatto una domanda: “Come mai vedo tante buone idee e poche ottime idee?” Sulle prime credevo che, parlando di pensieri, il contrario di “ottimo” fosse “pessimo”. Poi ho capito. Il contrario di “ottimo” è “buono”. La gente non produce pensieri ottimi perché ne produce di buoni.

Quando troviamo una soluzione, esprimiamo un concetto, illustriamo un progetto ci accontentiamo di fare qualcosa di buono, che vada bene. Magari siamo anche riconosciuti come dei “bravi” professionisti e questo ci gratifica. Siamo consapevoli delle nostre capacità e dei nostri risultati, sappiamo già cosa il nostro cliente (interno o esterno) può apprezzare. Per noi, fare le cose prima o poi diventa facile come bere un bicchier d’acqua. E proprio qui sta il tranello. Così facendo, a poco a poco non siamo più stimolati a fare qualcosa di più, a lasciare il segno, ad emozionare. Sappiamo che la nostra acqua fresca è apprezzata, e siamo soddisfatti dell’effetto che riusciamo a produrre con uno sforzo contenuto.

Ma quali sono gli svantaggi di questo modo di pensare? Principalmente questo: a poco a poco quello che è acqua fresca per noi diventa acqua fresca anche per gli altri. Ed il gioco non dura all’infinito: ciò che a lungo rimane buono dopo un po’ diventa sufficiente. Il nostro valore aggiunto tenderà ad assottigliarsi. E quel che è peggio, è che gli altri tenderanno a non dircelo, a fare finta di apprezzare il nostro lavoro come hanno sempre fatto. Fino a quando, improvvisamente, ci faranno capire che il bicchiere d’acqua non lo vogliono più. E quando arriveremo a quel momento, probabilmente non saremo capaci di proporre altro.

Come evitare, allora, di arrivare a questo? Semplice. Aggiungendo una fetta di limone al bicchiere d’acqua. Proviamo ad aggiungere un po’ di limone ai nostri pensieri. Troviamo pure le strade facili da seguire ma sforziamoci di aggiungere, ogni volta, qualcosa che le renda un po’ “speciali”. Ci vuole poco, un piccolo sforzo in più. Ma questo sforzo ci tiene in tensione e ci spinge a vedere le cose da un punto di vista leggermente sempre più nuovo. E’ il limone che rende prezioso il bicchiere d’acqua. E’ il piccolo sforzo in più che renderà preziosa la nostra soluzione, perché i nostri interlocutori lo percepiranno subito.

Prova a capire quali sono le fette di limone che puoi aggiungere alle tue pensate per renderle più ricche. Fai un esercizio costante nel non accontentarti di servirle così come vengono prodotte, ma lavorale ancora per un attimo: ti accorgerai di come può essere facile passare dalle “buone idee” ad “ottime idee”.
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sabato 15 marzo 2008

Come riconoscere un Fresh Thinker

Vorrei aprire questo post ringraziando tutti voi che avete letto ed apprezzato le idee di Think Fresh, e magari lasciato la vostra traccia con un post. Gli spunti ricevuti sono veramente ottimi. Ma non solo, alcuni non hanno scritto un commento ma mi hanno dato a voce il loro feedback. Come Fortunato che ha appeso il Think Fresh manifesto nella sua stanza o Salvatore, che ne ha fatto fotocopie distribuendole ai suoi collaboratori prima di una riunione.

Dall'entusiasmo che ho ricevuto mi sono accorto di quanti Fresh Thinkers ci sono in giro. Ho sentito alcuni veramente "attivarsi" dopo la lettura del manifesto e dei post, come se avessi fotografato in modo perfetto qualcosa che avevano già nella loro testa. Da leggere a questo proposito ciò che scrive Mario in risposta al tema del guscio. Mario, come tanti altri (Valentina, Roberta, Andrea....), è dunque un Fresh Thinker. I Fresh Thinkers si differenziano dalla media. sono persone speciali, positive, dotate di una carica particolare.

Si, perché pensare fresco significa anche agire fresco. Per questo, da quando ho visto arrivare i primi ritorni, ho cominciato anche a ragionare su come riconoscere un Fresh Thinker da chi non lo è. Vorrei lanciare questo tema a te che stai leggendo queste righe ed a tutti coloro che frequentano il blog. Quali sono gli indicatori del pensiero fresco? Come faccio a riconoscere chi è dotato di pensiero fresco da chi non lo è? Saranno questi i temi dei prossimi post, perciò vorrei lanciare questo gioco-sondaggio prima di andare avanti a raccontare le caratteristiche del pensiero fresco.

Per questa volta è protagonista chi legge. I post di risposta sono dunque il contenuto più importante, per cui dopo aver letto queste righe vai subito sui commenti. E possibilmente lascia anche il tuo!

Inizio io con il primo spunto: il sorriso. Un Fresh Thinker si differenzia da chi non lo è perché sorride. Ma il sorriso di per sé non basta. Avanti: quali sono secondo te i segnali, i comportamenti, le abitudini che caratterizzano il Fresh Thinkers?


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P.S. Ho appena sentito Marco, mio amico che vive in California. Leggendo l'ultimo post dal suo iPhone si è domandato quale fosse il film strano che cito nel testo. Eccolo accontatentato, e con lui tutti coloro che si sono fatti la stessa domanda: si trattava di "Mulholland Drive", di David Linch. Ciao Marco!

sabato 8 marzo 2008

Quando il pensiero fresco rompe il guscio

Tempo fa sono andato a vedere un film con un collega. Il film era strano, complesso, difficile da seguire nella sua logica, a volte sconclusionato. Per tutta la sera il mio amico continuò a criticarlo, descrivendone a volte un particolare ed a volte un altro. Questo atteggiamento continuò per i quattro giorni seguenti. Egli non perdeva l’occasione di ricordare il film e sottolineare quanto non gli fosse andato a genio. Ad un certo punto io gli dissi: “che ti sia piaciuto o no, ti rendi conto che non hai smesso di parlarne da quando siamo usciti dal cinema?”

Se un’idea è fresca e nuova non si può pretendere che piaccia immediatamente. Specialmente si ci troviamo di fronte a qualcosa di “veramente” nuovo, non abbiamo la possibilità di confronto. Non c’è un elemento con il quale valutarlo, paragonarlo, soppesarlo. Ci poniamo di fronte al mondo, infatti, con le nostre aspettative e siamo portati a giudicarlo a seconda di quanto questo vi rientri. Queste aspettative sono una specie di “guscio” nel quale rinchiudiamo la realtà, per poterla controllare meglio.

Bene: il pensiero fresco rompe il guscio. E cosa succede se rompo il guscio di un uovo? Escono l’albume ed il tuorlo, si espandono, e questo può creare qualche problema. Era meglio avere l’uovo integro, gestibile. Ma se non lo rompo non potrò creare, con quello che c’è dentro, una magnifica (e squisita) torta. Ecco perché l’uovo va rotto.

Se produci pensiero fresco qualche uovo lo devi rompere. E devi anche aspettarti che qualcuno non sia per nulla contento di ciò che stai facendo. E’ il prezzo da pagare per essere innovativi. Trovare un nuovo modo di risolvere un problema significa rompere un guscio. Proporre una linea d’azione diversa da quella abituale significa rompere un guscio. Coinvolgere una persona nuova significa rompere un guscio. Assegnare un compito nuovo a qualcuno che non l’ha mai svolto significa rompere un guscio.

E tu quanti gusci rompi? Ma non solo: quanti gusci sei disposto a farti rompere dagli altri? Gioca a rompere gusci, che siano tuoi o degli altri. Non tenerli intatti a lungo, perché il loro contenuto non sarà fresco in eterno: meglio farlo uscire subito ed utilizzarlo. Combatti la tentazione di avere le uova integre: saranno belle da vedere ma non farai la torta. Ama la rottura delle uova: sulle prime ti sembrerà un po’ destabilizzante ma poi, quando ci sarà la torta pronta, vedrai: tutti cambieranno idea.


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sabato 1 marzo 2008

Come sorseggiare un'idea fresca


Da cosa dipende la qualità di ciò che facciamo, delle idee che produciamo, delle decisioni che prendiamo? Probabilmente molti risponderebbero che tutto questo dipende da ciò che comunemente viene definita "bravura". Lui è bravo in quello, io sono bravo in questo, lei è brillante, quello là un po' meno.... Come se la capacità fosse un elemento inserito nella persona ed immutabile nel tempo.
Nulla di più falso. La qualità dei nostri pensieri dipende da come alimentiamo la nostra mente. Si, ci avete mai pensato? Essa risponde alle leggi che caratterizzano tutti i sistemi viventi. Si alimenta, produce e cresce. E sappiamo molto bene quanto è importante, per la crescita, l'alimentazione. Prendiamo un bimbo. Di cosa si nutre per crescere? Non tutti liquidi vanno bene, Ed infatti lui beve il latte, senza il quale non potrebbe sopravvivere. Perché il latte contiene sostanze che gli danno energia e vitalità.
Per i nostri pensieri vale lo stesso concetto. Come possiamo pensare di essere capaci, brillanti ed acuti se non forniamo alla nostra mente gli elementi su cui costruire ragionamenti nuovi ed interessanti? La qualità del prodotto, in qualsiasi campo, dipende dagli ingredienti utilizzati. Il grande rischio a cui ci esponiamo, invece, è il non curare la qualità delle idee che immettiamo nel nostro "sistema mente". senza idee fresche non possiamo produrre pensieri freschi.
Ma dove possiamo prendere le idee fresche? Guardiamoci intorno. Osserviamo. Ragioniamo su ciò che abbiamo osservato. Il nemico numero uno dell'idea fresca è che noi tendiamo a concentraci su ciò che ci dà sicurezza e che conosciamo già. Poniamoci invece l'obiettivo di bere un'idea fresca al giorno, così come berremmo un bicchiere di latte per colazione. Come? Con i tre passi che ho appena indicato.
Primo: Guardiamo. Andiamo a leggere una rivista che non abbiamo mai preso in considerazione, ascoltiamo il parere di un collega, fermiamoci di fronte alla vetrina di un negozio che abbiamo sempre ignorato. Ci sono mille modi per cattuare un elemento nuovo.
Secondo: Osserviamo. Significa fare un vero e proprio lavoro su ciò che ha colpito la nostra attenzione, coglierne i particolari e le sfumature. Non limitiamoci solo a "vederlo": serve a poco. Esploriamolo.
Terzo: Ragioniamo. Proviamo a trovare applicazioni diverse, proviamo a far entrare i qualche modo nella nostra vita l'elemento su cui si è concentrata la nostra attenzione.
Non dobbiamo ritenere che tutto ciò sia spontaneo: richiede un po' lavoro , ma può dare eccezionali spunti d'azione e nuova vitalità, proprio come un bel bicchiere di latte può ristorare il nostro organismo. Per produrre pensieri freschi dobbiamo prima imparare a bere idee fresche.
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domenica 24 febbraio 2008

Is it Fresh?


Il manifesto del pensiero fresco ha suscitato un grande interesse. Sono molte le persone che mi hanno chiesto spiegazioni ed esempi. Bene, post dopo post spiegherò con precisione in cosa consiste il FreshThinking. Cercherò di fare esempi partendo da cose semplici per arrivare progressivamente ad applicazioni più complesse.

Noi pensiamo di continuo, non possiamo smettere di pensare. Vivere è pensare. Cosa vuol dire pensare? Vedere situazioni, interpretarle, dialogare con se stessi. Pensare significa trovare soluzioni, in qualsiasi momento della nostra realtà di vita.

Dunque, il gioco è questo. Ogni volta che produciamo un pensiero in una circostanza chiave dobbiamo porci una semplice domanda: “Is it fresh?” E’ fresco questo pensiero? Scopriremo che nella maggior parte dei casi preferiamo utilizzare pensieri vecchi piuttosto che produrne di nuovi.

Cominciamo con un semplice esempio. Andiamo a sciare e al noleggio sci, indecisi, scegliamo i Volkl della volta precedente perché “ci siamo trovati abbastanza bene”. Se mentre facciamo questo ragionamento ci chiediamo “Is it fresh?”, dobbiamo dare una risposta negativa. No, non è fresco questo pensiero. Stiamo utilizzando un pensiero vecchio. Quella scelta l’avevamo già fatta una settimana prima. Una scelta Fresh sarebbe questa: “Anche se mi sono trovato molto bene con i Volkl, questa volta fammi provare qualcos’altro…. scelgo gli Atomic”. La freschezza sta nel fare una nuova scelta, diversa da quella di prima.

Ma perché tendiamo ad utilizzare pensieri vecchi? Semplice: utilizzare un vecchio pensiero è più semplice, rapido e rassicurante. Costa meno energie ed espone a meno rischi. Se vogliamo provare un altro paio di sci dobbiamo prima di tutto sceglierli investendo tempo ed energie per il ragionamento. Poi dobbiamo accettare che, se non saremo soddisfatti, tenderemo a rimproverarci della scelta fatta.

La Fresh Thinking Philosophy afferma una cosa ben precisa: a pensare fresco non si sbaglia mai, anche quando non sembra dare vantaggi nel breve. Ma sulle straordinarie opportunità del pensiero fresco parleremo più avanti. Per ora proviamo a chiederci: “Is it fresh?”


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sabato 16 febbraio 2008

Think Fresh: Il manifesto del pensiero fresco.


Pensi Fresco? Pochi lo fanno veramente.

Ciò che spesso troviamo sono pensieri vecchi, stantii, ammuffiti. Pochi hanno il coraggio di pensare in modo fresco...

Si, perché pensare fresco richiede energia e vitalità nel modo di porsi verso tutto ciò che ci circonda.

Il pensiero fresco può dare grandi vantaggi: creatività, innovazione, relazioni, positività, successo.

Vuoi cominciare anche tu a pensare fresco? Benvenuto.


Ecco qui il Fresh Thinking Manifesto!

1. Il FreshThinking è fragrante

Il pensiero fresco è come una brioche appena sfornata, calda ed invitante. Attira, cattura, stimola la golosità con la forza di essere preparato per essere consumato subito.

2. Il FreshTinking ha occhi nuovi

Pensare Fresco non significa necessariamente pensare cose nuove, ma spesso consiste nel vedere le stesse cose con occhi nuovi, da un punto di vista diverso. Il pensiero fresco è curioso, coglie qualsiasi cosa possa essere rielaborata e trasformata in novità.

3. Il FreshTinking attiva il cuore

Il FreshPensiero emoziona e colpisce: Pensare Fresco non è solo un esercizio di ragionamento ma mobilita la sfera affettiva, coinvolge, attiva.

4. Il FreshTinking è amico dell'azione

Chi pensa fresco non si limita a collezionare i propri pensieri, ma ne trae sempre qualcosa di valido per la sua vita e li trasforma in azioni.

5. Il FreshThinking è coraggioso

Pensare fresco significa rompere gli schemi, amare la novità, sfidare lo status quo: di solito la gente non è disposta ad accettare facilmente un cambiamento. Il Fresh Thinking mette in discussione se stessi e gli altri: e questo richiede coraggio.

6. Il FreshThinking è vitaminico

abbiamo bisogno di Pensieri Freschi come abbiamo bisogno del pane fresco, della frutta fresca, dell'acqua fresca. Che cosa succede al nostro corpo se non ci alimentiamo con cibi freschi? Lo stesso vale per la nostra mente, con i pensieri.

7. Il FreshThinking aggiunge valore

Chi pensa fresco è orientato al miglioramento di se stesso, degli altri e del mondo che gli sta intorno. Spesso pensare fresco consiste nell'aggiungere un po' di valore ad un pensiero già esistente.

8. Il FreshThinking coglie opportunità

Pensare fresco significa avere una mente sveglia, attiva, e no perdere neanche un'occasione per costruire una nuova idea.

9. Il FreshTinking illumina

Spesso il pensiero fresco permette di vedere se stessi in una prospettiva diversa e di avere dei veri e propri "insight": delle illuminazioni che ci permettono di "vedere" il futuro e di capire quale strada scegliere.

10. Il FreshTinking contagia

Un pensiero fresco dà vita ad altri pensieri freschi, come una scintilla che determina una reazione a catena.


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