giovedì 28 gennaio 2010

Che cosa vuoi vedere?


L'altro giorno mi ferma un tizio e con disappunto mi dice: "sono andato a vedere il tuo blog... solo che l'ultimo post è di quasi un mese fa". Nel blog ci sono 44 post. Ma lui invece di notare ciò che c'è, nota ciò che non c'é.

In ogni momento della nostra giornata, siamo di fronte ad una scelta. Concentrarci su quello che la situazione ci può dare o su quello che la situazione non ci offre. Ogni qualvolta abbiamo davanti qualcuno, siamo di fronte ad una scelta. Concentrarci su ciò che ha di buono o su quello che non ci piace.

Che ce ne accorgiamo o no, ogni volta scegliamo se guardare il valore delle situazioni o delle persone o se guardare, invece, ciò che manca. Nel primo caso possiamo utilizzare ciò che la realtà ci offre ed averne un vantaggio, mentre nel secondo non solo non faremo nulla, ma cominceremo a lamentarci.

Le opportunità o le carenze sono solo un modo di vedere la realtà. A noi la scelta. Comincio io: di ciò che mi ha detto quel tizio scelgo di non vedere la critica ma il messaggio... e mi impegno a scrivere più spesso!!!

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venerdì 22 gennaio 2010

Come misuri lo sviluppo del tuo business?


Tempo fa lavoravo in una società di consulenza, che per un po' di tempo ha dato buoni risultati di business. Poi, ad un certo punto, è entrata in crisi. Le commesse sono diminuite, i clienti si sono ridotti. Come reazione, il socio fondatore ha cominciato a cercare con affanno qualsiasi progetto, anche di scarsa rilevanza professionale, che potesse compensare il business perso. Quando gli domandai perché lo facesse, lui stupito mi rispose: "perché una società deve sempre crescere di fatturato". Cominciai a capire che era giunta l'ora di andarmene e creare una mia azienda. Era evidente che l'unico parametro dello sviluppo, per lui, erano i soldi.

Già da quando ho iniziato a lavorare io ho sempre usato parametri molto diversi. Attenzione: non che ritenga poco importante il fattore economico. Semplicemente, non lo ritengo l'unico né, una volta assicurata la stabilità dell'impresa, il più importante.

Quando lavoravo in azienda, tempo fa, ho accettato un incarico che prevedeva un trasferimento e, pur con una retribuzione più alta, di fatto perdevo dei soldi. Ma quel lavoro, quell'azienda mi interessavano tantissimo. Ci vedevo delle straordinarie opportunità di crescita della mia professionalità. Questa è la cosa più importante - pensavo. I soldi devono venire dopo.

Ho sempre ragionato così, anche da quando ho fondato la mia struttura. Ed i fatti mi hanno dato ragione. E' paradossale: mettendo il risultato economico in secondo piano, questo cresce. Però bisogna mettere in primo piano le vere cose importanti. Ma quali sono?

Io valuto il mio business con questi tre parametri:

- positività della relazione con il cliente (quanto il tuo cliente è un "compagno di viaggio"?)
- piacere di fare le cose (quanto le tue persone ti dicono "è bello lavorare con te?")
- innovazione nei contenuti (quante cosa stai facendo che l'anno scorso non facevi?)

Se il parametro economico diventa prioritario a questi, la relazione con il cliente si stressa, i rapporti con i collaboratori diventano aggressivi, si tende a fare le sempre le stesse cose perché danno più cassa. E questo ha l'effetto di peggiorare il parametro economico. Se invece esso viene messo dopo i tre fattori chiave, magicamente aumenterà. Provare per credere.

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domenica 13 dicembre 2009

Prova ad incontrare i tre spiriti


Se non avete ancora visto "A Christmas Carol" al cinema dovete andare a vederlo: e non solo per gli effetti speciali, ma per il contenuto. Il Film è tratto dalla novella di Dickens, per cui è denso di significati. Un vecchio misantropo ed avaro ha l'opportunità di incontrare tre spiriti: quello del passato, quello del presente e quello del futuro. Che lo proiettano nei rispettivi tempi, mostrandogli se stesso e facendolo così riflettere sul senso della vita. I tre spiriti cambieranno il vecchietto.

Così, abbiamo anche noi una formula importante per il cambiamento. Incontrare i tre spiriti è semplice, basta riflettere su passato, presente e futuro. Ma è importante che lo si faccia bene. Guardiamo come agiscono i tre spiriti di Dickens.

Lo spirito del passato fa vedere di noi stessi le cose belle, le capacità, le sensibilità. Quelle che adesso sono perse ma che un tempo c'erano. E se c'erano un tempo si possono riattivare, perché non sono scomparse ma nascoste da qualche parte.

Lo spirito del presente fa vedere qual è l'effetto sugli altri del nostro comportamento, in modo che noi siamo consapevoli di ciò che provochiamo di negativo, anche se gli altri non ce lo dicono.

Lo spirito del futuro ci fa vedere la nostra morte, per ricordarci che inevitabilmente arriverà e che stiamo dedicando troppe energie alle cose sbagliate, invece che dedicarle alle persone giuste.

Prova anche tu ad incontrare gli spiriti. Chiediti:

- Quali qualità e sensibilità avevo da piccolo che oggi non ho e posso riacquisire?
- Qual è l'effetto sugli altri del mio attuale stile di vita e del mio comportamento?
- Se dovessi morire ora, cosa giudicherei inutile e cosa invece considererei veramente importante per la mia vita?

I tre spiriti di Dickens non sbagliano. Se riuscirai a dare le risposte giuste, potrai cambiare qualcosa di te stesso, anche senza vivere gli incubi del protagonista della storia... che forse non lo hai capito, ma sei proprio tu.

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lunedì 7 dicembre 2009

Il tuo disagio parla di te


Siamo seduti in una posizione scomoda. siamo appena usciti di casa e ci ricordiamo di avere dimenticato le chiavi, per cui dobbiamo tornare indietro. C'e' un cane che abbaia e non riusciamo a dormire. Un capo rigido. Un collega che parla troppo di se stesso. Un politico alla televisione che ci provoca irritazione. Quante volte proviamo situazioni di disagio? Centinaia. Ma cosa facciamo quando le proviamo? Nella maggior parte, se non nella totalita' dei casi, ce la prendiamo con quella che riteniamo la fonte del disagio. E cioe' il disordine di casa, il capo, il cane, il collega...
Per la prossima volta che proverai un disagio, ti propongo una strada diversa. Non cercare di prendertela con quella che ritieni la causa. Stai sul disagio. Trattienilo un attimo. Concentrati su cio' che provi. Decodificane le emozioni, anche se negative. Riconoscine le sensazioni fisiologiche. Trattienile per un po'.
Guarda il tuo disagio e ascoltalo: esso parla di te. Ti dice qualcosa che vale la pena che tu sappia. Ti potrebbe dire molte cose diverse: per esempio che tendi troppo ed inutilmente alla perfezione, o che hai paura che ti passino davanti, o che ti perdi in piccole cose. O che stai dando troppa importanza a qualcosa che ne merita di meno. Osservando il disagio invece di scaricarlo all'esterno, conoscerai meglio te stesso. Ma non solo. Vedrai, se riuscirai a stare sul disagio, accadra' qualcosa di paradossale: il disagio scomparira'.

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domenica 8 novembre 2009

Mind Fitness

Se ogni tanto ti capita di avere qualche vuoto di memoria, tipo non ricordare il nome di un attore o dove hai messo le chiavi della macchina, questo post è fatto su misura per te.

Tra i 40 ed i 50 anni, ma secondo alcune ricerche a partire dai 30 anni, il cervello perde di plasticità. Il sintomo più evidente è la perdita di memoria ed è del tutto normale. A lungo si è pensato che il cervello fosse destinato ad una degenerazione irreversibile, ma non è così. E' possibile non solo tenere il cervello allenato, ma perfino farlo evolvere.

E' stato infatti dimostrato che negli esseri umani adulti possono nascere cellule cerebrali nuove. Infatti l'invecchiamento del cervello non è dovuto alla morte di cellule nervose, ma alla riduzione del numero dei "dendriti", ovvero dei loro prolungamenti, che assicurano il passaggio delle informazioni. Con l'età e l'abitudine tendiamo ad automatizzare molte funzioni, per cui i dendriti tendono ad atrofizzarsi. Ma il cervello può produrre nuovi dendriti. In che modo? Forzando il cervello a rispondere a stimoli nuovi e situazioni nuove.

La "neurobica" è proprio il campo di studi che mette a punto le varie modalità con cui possiamo spingere il cervello a costruire nuove connessioni e pertanto a renderlo più plastico. Il concetto è semplice: poiché i dendriti si atrofizzano quando i gesti sono automatizzati e abitudinari, essi si generano quando sono nuovi. Da qui una serie di consigli come, ad esempio: lavarsi i denti con la mano sinistra, fare la doccia ad occhi chiusi dopo avere memorizzato bene la posizione degli oggetti, guidare con i guanti, cambiare percorso, camminare invece di andare in auto, fare colazione con alimenti diversi dal solito. Insomma, gran parte degli argomenti di Think Fresh sono anche argomenti di neurobica.

Il mio amico Zewale Rovesta ha aperto un gruppo di discussione su Facebook "Brain Gym+Neurobica=fitness della mente! Cambiar stile di vita divertendosi". Da non perdere, come il libro di Katz e Rubin "Fitness della mente", edizioni Red. se vi va di tenere il vostro cervello in forma!

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Links

Il gruppo di discussione di Zewale: http://www.facebook.jp/group.php?gid=92703373487

Il libro di Katz e Rubin: http://www.scribd.com/doc/19035306/FITNESS-DELLA-MENTE-per-migliorare-la-memoria-e-sviluppare-la-fantasia

domenica 1 novembre 2009

Enjoy Complaining! (instant leadership #1)


Ma come? Nell'ultimo post non avevamo detto di farla finita con le lamentele? E adesso allora perché stiamo dicendo di amarle?

Facciamo una piccola premessa: questo è il primo dei post "instant leadership". Molto spesso mi si richiedono consigli su come migliorare la propria leadership, ed allora ecco l'idea di dare qualche suggerimento semplice e potente. Ecco il primo.

Per aumentare la tua leadership non devi fare altro che amare le lamentele, ma quelle degli altri, non le tue. Per le tue valgono le cose dette in "stop complaining". Per quelle degli altri invece valgono comportamenti come l'ascolto, la condivisione del disagio, lo stimolo a concentrarsi su ciò che va bene, il supporto a risolvere la situazione.

Prova a pensarci: se qualcuno si lamenta con te, ti sta riconoscendo una leadership. Infatti:

  • nessuno si lamenta se non ha un minimo di speranza di cambiare le cose
  • nessuno si lamenta con chi percepisce inutile per cambiare le cose
  • nessuno si lamenta di cose che non vorrebbe cambiare.
Ecco perché alla persona con cui ci si lamenta viene attribuita contemporaneamente una leadership.

Gli esseri umani si comportano sempre con una logica, che sia giusta o sbagliata. E la logica della lamentela prevede che ci si scarichi con la persona più rassicurante su cui si può indirizzare un messaggio per poter vedere risolto un problema. E' tua la scelta: se qualcuno si lamenta con te, puoi mandarlo via infastidito. Ma poi non lamentarti del fatto di non avere leadership. Puoi ascoltarlo, dargli ragione e liquidarlo. Ma poi non lamentarti del fatto che non ti riconoscono leadership. Oppure puoi ascoltarlo, indirizzarlo, supportarlo. Ma poi non lamentarti del fatto che tutti vengono da te a lamentarsi quando tu non hai nessuno con cui farlo.

Perché quella è la leadership.


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domenica 18 ottobre 2009

Stop Complaining!

Si, lo so, questa immagine è un po' diversa dalle altre... E anche il post per la prima volta invece di spingere a liberare energia, ti dice di limitare qualcosa. Ma ne vale la pena. Ti sto proponendo di limitare, anzi eliminare la lamentela.

La lamentela è uno dei più grossi orientamenti all'insuccesso, per cui eliminarla significa automaticamente orientarsi al successo.

In un nuovissimo training sul self empowerment ho inserito tutta una parte sui danni della lamentela. Eccola qui di seguito, in sintesi.

I danni della lamentela

  • La lamentela distoglie la nostra energia dalla ricerca di soluzioni
  • La lamentela è contagiosa: aumenta la probabilità che anche gli altri si lamentino
  • La lamentela intacca la positività personale: fa vedere brutte anche le altre cose
  • La lamentela fa peggiorare il clima ed abbassare la felicità
  • La lamentela ci fa percepire negativi e fa allontanare gli altri da noi
  • La lamentela è una dichiarazione di impotenza: ci si lamenta quando non si riesce ad agire
  • La lamentela è un alibi: più ci si lamenta, più si auto-giustificati nel non fare nulla.
Prova a smettere di lamentarti, la tua vita e quella degli altri migliorerà

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