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mercoledì 2 marzo 2011

La strana storia del cavalier Messina

Questa storia straordinaria l'ho vissuta proprio agli inizi della mia carriera: spesso mi trovo a ripensarci, ed ogni volta che ci penso mi insegna qualcosa.

Ero appena stato assunto in una grande azienda ed avevo fatto amicizia con Michele, che già lavorava da un paio d'anni. Michele era molto brillante e si occupava di marketing. Aveva avanzato la richiesta di avere un'assistente, l'avevano approvata, e si aspettava una/un giovane laureata/o.

Ed invece chi gli proposero... un impiegato vicino alla pensione, ai ferri corti con l'azienda. Si chiamava Messina. Era stato licenziato, aveva fatto ricorso, l'aveva vinto e si era fatto reintegrare in organico. Immaginate la sua motivazione a lavorare con un quasi neolaureato. Ed immaginate la motivazione di Michele nel trovarsi in ufficio un tipo del genere.

Messina e Michele rimasero, all'inizio, tre giorni senza parlarsi. Poi Michele chiuse la porta, prese una sedia e si sedette davanti a lui. "Non mi muovo di qua finché non ci parliamo", disse. Passarono due ore in silenzio, uno di fronte all'altro. Poi Messina si aprì. Passarono una giornata a parlare.

"Diego", mi disse Michele, "con quest'uomo non ha mai parlato nessuno. E' un poveretto, fa fatica a tirare a fine mese. Ha un figlio disabile. Anni fa è mancata sua moglie. Mai nessuno l'ha considerato, mai nessuno l'ha valorizzato, mai nessuno ha creduto in lui. Mai nessuno l'ha ascoltato. Ad un certo punto per una ragione che non conosco è diventato un nemico per l'azienda e tutti hanno cominciato ad evitarlo. Ma io voglio credere in lui."

Nessuno ci avrebbe scommesso. Ma Michele lo ascoltò, lo rispettò ma al contempo pretese la collaborazione che Messina doveva dargli. Nel giro di poco tempo Messina rinacque. Diventò il braccio destro di Michele. Si sarebbe fatto ammazzare per lui. Michele era il suo leader. Lui, sessantenne, avrebbe fatto di tutto per il suo capo poco più che ventenne.

Per un solo motivo: qusti l'aveva ascoltato e rispettato.

Michele cominciò a chiamarlo "cavaliere" prima per scherzo, poi si accorese che a lui piaceva essere chiamato così. Si riferiva a lui come "il cavalier Messina" anche davanti agli altri. A poco a poco tutti in azienda cominciarono a chiamarlo cavaliere. Per tutti, interni o esterni, era diventato il "cavalier Messina". Lui e Michele erano diventati veramente una forza della natura.

Rifletto spesso su questa vicenda, quando cerchiamo di imbarcarci in complessi discorsi sulla leadership.

E se la leadership fosse solo ascolto e rispetto per gli altri?


(C) Diego Agostini/Commitment 2011 - All Right Reserved




Nella foto: proprio l'azienda dove lavoravamo 

sabato 15 maggio 2010

Credo nelle favole

Quando ci fidiamo troppo degli altri, ci dicono con sarcasmo che crediamo nelle favole. Fidarsi, partire dal presupposto che persone o situazioni siano positive: questo è credere nelle favole. E dà un sacco di vantaggi. Il mondo intorno a noi ci appare positivo, e se ci appare positivo ne possiamo trarne il meglio. Possiamo entrare in relazione nel modo migliore con tutto ciò che ci circonda: cose o persone.

Credere nella favole è bello. I bambini credono nella favole, ed il loro mondo è sicuramente più bello di quello degli adulti. Quindi perché gli adulti non credono nelle favole? Perché hanno paura di rimanere fregati.  Ma così facendo annullano il bambino dentro di loro, e con lui l'energia che fa realizzare i propri sogni. Ed ecco che la vita diventa grigia, triste, faticosa.

Io credo nelle favole. Parto dal presupposto che le persone siano amiche. E di fregature ne prendo poche.  Perché seguo le istruzioni per credere nelle favole. Eccole:

1) Credo sempre che le persone siano mosse dalle migliori intenzioni.

2) Se dovessi constatare che le persone non sono mosse dalle migliori intenzioni, credo sempre che stiano agendo per debolezza. Quindi le accetto. Penso a come gestire le loro debolezze.

3) Se dovessi constatare che le persone non sono mosse dalle migliori intenzioni né stanno agendo male per debolezza, credo sempre che non abbiano capito nulla. Credo che abbiamo una sorta di handicap. Poi decido cosa fare.

Dopotutto anche nelle favole c'è il cattivo, la differenza con la vita di tutti i giorni è che spesso dobbiamo impiegare un po' di tempo per capire chi è.

(C) Diego Agostini/Commitment - All Rights Reserved